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martedì 9 febbraio 2010

Bookmarks Puntata 49 - 11 Maggio 2009


Ascoltatori cronici del Garage Ermetico benvenuti su Bookmarks, la pillola radiofonica che interrompe senza alcun diritto il vostro programma preferito con la scusa delle web-strip.

Oggi vi parlo di un fumettino veloce e grazioso, di rapida o rapidissima lettura, di quelli da massimo risultato con il minimo sforzo, che puoi leggere di straforo in ufficio in un batter d’occhio, che puoi mangiarti uno dietro l’altro come le ciliege, e che nel migliore dei casi possono rallegrarti la giornata in quella frazione di secondo che ti serve per leggerli. Perciò tutti in coro un grazie agli autori Lucrezia Dei e Giuseppe Scapigliati per la loro creatura Vincenzina.

Vincenzina è piccola, non parla nemmeno, ma non sappiamo quanti anni abbia. Ha i capelli neri neri neri con due margherite sulla testa. Porta sempre i calzoncini corti ed una maglietta gialla con un grande cuore stampato. Ha un’espressione da brava bambina e le gote rosse.

Vincenzina ha due amici, anzi tre. Il più fedele è senz’altro Sifh, un cane maculato e discretamente rosa, con un naso a patata che ogni tanto se ne va a spasso da solo. Il più matto è Rufh, un gatto dal pelo così fulvo che farebbe invidia ad Isidoro e Garfield. Indipendente e sornione, ha una vena di graziosa allucinazione costante, un vero gatto pasticcione. E per ultimo c’è Talpa la talpa, una talpa talpa che, in quanto talpa, ha sempre voglia di lamentarsi perché quelli del piano di sopra fanno rumore, gli gettano la palla nella tana e insomma, così non si può più andare avanti.

Ho detto che Vincenzina ha tre amici, ma non è mica vero, questi sono solo i più stretti, i più vicini. Perché in realtà Vincenzina è amica di tutti e tutti sono amici suoi, perché questa bimba graziosa ha un’incredibile abilità: rendere allegra e gioiosa, oppure curiosa e particolare, oppure ironica e speciale qualunque cosa.

A Vincenzina si buca il palloncino? Sorriderà ai coriandoli che ci sono dentro e si spargono in aria. Sifh fa una puzzetta? Vincenzina si infilerà la sua maschera antigas preferita. Cadono le stelle? Vicenzina le rimetterà in cielo con la colla. Perché questa bimba rotondetta è la manifestazione della fantasia dei fanciulli, della loro innocenza, dell’entusiasmo che ogni bimbo dovrebbe coltivare tutti i giorni e della felicità di cui dovrebbe godere.

Con le sue immagini geometriche, con i suoi colori pieni e quasi senza modulazioni e la sua grafica basilare e bidimensionale, Vincenzina è realizzato con pochissimo sforzo ma con grande cura ed affetto dai suoi autori-genitori. Esce da un mouse Vincenzina, pare disegnata con Paint, ma c’è uno spirito vivo dentro di lei, c’è un’inventiva che sa essere semplice senza essere banale. Anche il suo silenzio, l’assenza di parole e balloon, dice di un mondo ancora bimbo che non ha bisogno di parole, racconta la gioia della piccola protagonista e procura sorrisi altrettanto silenziosi.

E’ dal computer di Giuseppe Scapigliati, grafico con un’esperienza da disegnatore per Smemoranda e Comix, che Vincenzina scaturisce tutti i lunedì con le sue brevissime strip, animate dall’idea e dalle idee di Lucrezia Dei, compagna di Giuseppe ed autrice prima di questo comic, nato come un regalo di lei a lui, di Lucrezia a Giuseppe, che forse aveva bisogno di un personaggio, di uno stimolo e si è trovato con un piccolo miracolo di simpatia.

Dunque via voi, andate a vedere come si comportano i bravi bambini, voi che tenete male la forchetta, che ancora portate il ciuccio in bocca, che fate i dispetti ai vostri fratellini e che, criminali, avete dimenticato l’importanza dell'infanzia e dell’infantilismo.

Andate a ripassare su www.vincenzina.net, mi raccomando e poi tornate qui da bambini grandi, che c’è da andare a lezione di web-strip settimana prossima sempre con Bookmarks e Claudio
sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Buona settimana a tutti. Leggete tante strip.



Ascolta la puntata :






giovedì 26 novembre 2009

Bookmarks Puntata 42 - 21 Marzo 2009



Fratelli e sorelle del Garage Ermetico, benvenuti su Bookmarks. Questa settimana sono qui per lamentarmi: la primavera è già alle porte, annunciatrice dell’odiata stagione estiva ed io ne ho già piene le scatole del caldo che non è ancora arrivato. Come se non bastasse, le temperature miti mi fanno pensare alla California ed al fatto che ancora non sono arrivato ad Hollywood. Vi vedo stupiti. Non sapevate che Bookmaks è sempre stato solo il mio trampolino di lancio per diventare una stella del cinema? Propri così. C’è chi va al Grande Fratello e chi invece fa la radio. Sono o non sono una volpe?

E, a proposito di animali del bosco e di blockbuster internazionali, oggi vi parlo di una strip di cui già accennammo qualche settimana fa, parlandovi dello splendido sito www.comics.com, su cui trovate miriadi di ottimi web-comic americani. Si tratta di un fumetto che pochi conoscono in Italia, mentre è famosissimo negli USA, talmente famosissimo che ne è stato addirittura tratto un film. Forse alcuni di voi avranno già capito. No, abbassa la mano tu con la maglietta di Watchmen che non c’entra niente.

Qua si parla di un film di animazione del 2006, che in Italia si chiamava “La Gang del Bosco”. Qui da noi quasi nessuno sapeva da dove saltassetro fuori quegli animaletti disperati, minacciati dall’avanzare della periferia fatta di villette e strade di asfalto che si mangiano le loro case tra querce ed abeti. Ma oltreoceano tutti o quasi sapevano che il film era tratto da Over the Hedge, la strip di oggi.

Badate bene che si scrive hedge, con l’acca iniziale. Perché “over di edge” senz’acca è un’espressione che significa “oltre il limite”, si riferisce ad una vita vissuta al massimo, pericolosamente, correndo rischi ad ogni angolo. Mentre hedge, con l’acca significa siepe, quella che un bel mattino infatti i nostri eroi si trovano proprio fuori dalle loro tane, unico confine tra il loro mondo della foresta e quello umano, sconosciuto, incomprensibile, terrorizzante. Chiarito il gioco di parole del titolo, andiamo a vedere chi sono i pelosi protagonisti della nostra serie, che sono poi anche i tre principali che molti avranno conosciuto nel film.

L’eroe di turno, che di fronte all’avanzare della civiltà e del cemento non si scompone minimamente, si chiama RJ ed è un procione. Potremo definirlo un sottile artista della psicologia inversa, uno che saprebbe convincerti a fare qualunque cosa, anche la più pericolosa, la meno ragionevole, facendoti credere che l’idea è stata tua e che peraltro era ottima davvero. RJ guarda oltre la siepe e non vede una minaccia, ma una montagna di possibilità. Inoltre è affascinato dallo stile di vita degli umani, e li studia assiduamente per imitarne la condotta, oltre che per imparare a sottrarre loro grandi quantità di cibo pronto ed inscatolato. Crede di sapere tutto sugli uomini e si comporta come una sorta di capo carismatico degli animali del bosco.

Cosa che manda in bestia il povero Verne, tartaruga saggia e prudente come la longevità della sua razza prevede. Verne era di fatto la guida del popolo della foresta, prima dell’arrivo di RJ, ed ha un carattere diametralmente opposto a quello dello sconsiderato procione. Verne è riflessivo, tradizionalista, introverso, va coi piedi di piombo in qualunque situazione. Deve capire, analizzare, considerare ogni dettaglio di una faccenda prima di decidere. E poi è onesto e caritatevole, preoccupato degli altri più che di se stesso. Ovviamente all’inizio della serie detesta il pigro e sin troppo furbo RJ, ma pian piano i due si avvicinano sino a diventare amici per la pelle.

E poi c’è Hammy, lo scoiattolo, il personaggio più divertente ed amabile di Over the Hedge. Iperattivo, scatenato, insensato, completamente svalvolato, è entusiasta di tutto, amico di tutti, non capisce niente, e vi ammazza dalle risate. Hammy interviene sempre a sproposito, si diverte con il nulla, si lascia convincere a fare qualunque cosa, è semplicemente un folle, ma vuole bene con sincero affetto ai suoi amici Verne e RJ, oltre che a chiunque gli capiti a tiro, perciò fate attenzione a non avvicinarvi troppo.

La comicità di Over the Hedge è davvero notevole. Sorretta da un’idea originale e dalle tante possibilità narrative che essa offre, la serie si basa inizialmente soprattutto sul confronto paradossale tra la società animale e quella umana e i vari modi dei nostri eroi di gestire il conflitto tra le due. Pian piano però i personaggi diventano si stabilizzano ed è la trama dei loro rapporti interpersonali a tenere banco.

Micheal Fry, autore dei testi, sfrutta i caratteri dei suoi tre personaggi per dare prova della varietà del suo umorismo, adattando le nostre risate alla personalità dei suoi tre eroi. RJ è sarcastico e spietato, Verne è isterico e brillante, Hammy è assurdo e paradossale. Ai disegni c’è invece Thomas Lewis, illustratore e cartoonist affermato, vincitore di premi e di esperienze disneyane. Qui esibisce un tratto sporco, caricaturale, volutamente approssimativo, perfetto per rendere i toni svagati e per nulla impegnati della serie.

Per noi è tutto, amici ascoltatori. Se volete saltare oltre la siepe e fare amicizia con le bestioline pelose di Over the Hedge, correte sul sito comics.com/over_the_hedge. Prima di andare in letargo ricordatevi che noi torniamo settimana prossima ancora sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14) e che trovate in audio e testo le nostre puntate sul blog ztrudel.blogspot.com. Buona caccia amici. Leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






giovedì 5 novembre 2009

bookmarks Puntata 38 - 21 Febbraio 2009



Ignaro ascoltatore, nello scrivere queste mie ultime righe, ci tengo a farti sapere che io ero all’oscuro della minaccia che avrei scatenato sul mondo. Anche adesso che il mio destino sta per reclamare la mia caduta, nel delirio che mi minaccia, mantengo lucido il ricordo. Quando mi parlarono di Bookmarks, la trasmissione che porta nelle case degli italiani le migliori web-strip nazionali ed internazionali, mi incuriosii molto, mi interessai all’argomento, mi inoltrai lungo un sentiero che credevo divertente e stimolante e che mai e poi mai mi era parso portatore di pericoli così inenarrabili, di disastri di tale portata.

E dunque ho cercato, settimana dopo settimana, web-comic sempre migliori, autori sempre più interessanti, sicuro di portare conoscenza e divertimento, di nutrire le coscienze, di appagare i cuori. Ah, follia. Potessi ora tornare indietro e strapparti, maledetto cavo del mouse che mi ha trascinato alle pagine elettroniche di una così funesta strip. Ma è tardi ormai, non posso sfuggire oltre al mio cammino.

Unspeakable Vault of Doom. Questo il titolo. Significa Innominabile Antro del Fato, e dentro vi si nascondono i mali occulti del nostro universo. Il suo autore infatti è un francese, Francois Launet, che evidentemente deve aver divorato ed amato, in gioventù, i libri splendidi e terribili di H.P. Lovecraft, geniale ed inquietante maestro della letteratura horror, il cantore della catastrofe e della follia.

Questo Launet già disegnatore di successo per una casa editrice tedesca, un infausto giorno dell’anno domini 2003, ha deciso di tradurre questa sua passione in striscie umoristiche i cui personaggi fossero le terrificanti divinità malvagie e mostruose creature che popolano i romanzi di Lovecraft, i Grandi Antichi del Necronomicon. Giganteschi mostri adorati da cultisti sottomessi e da antiche civiltà perdute, cantati in empie pergamene e tomi proibiti.

Il più temibile e famoso è Chtulhu, verde colosso dalla testa di polipo, nemesi della vita di tutto l’universo, divoratore di cultisti ingannati e stupidi, nonché pigro giocherellone. Sento già il suo tocco umido afferrare la mia anima e l’alito della sua immensa bocca pronta ad ingurgitarmi. Profuma di mele cotogne.

I suoi amici rispondono ai nomi sacrileghi di Nyarly, un tentacolo con braccia e gambe che instilla paura nei cuori per conquistare mondi, spingendosi fino a fare BUH da dietro gli angoli; Dagoon, padrone degli abissi, uomo pesce strabico come un pesciolino rosso con i suoi menhir sempre appresso; Shubby l’informe divinità con le corna d’ariete, sempre triste perché nessuno mai lo evoca nel mondo dei mortali. E con essi molti altri: i gelatinosi ed informi Shoggi, Tindaloo il cane cosmico, Ygo, il dio senza testa.

Sento crescere la tua inquietudine, sfortunato ascoltatore. So che tremi abbracciato alla tua radiolina, ma questo è niente. Vuoi sapere cos’è davvero spaventoso? E allora fatti un giro, se sei folle abbastanza, sul sito www.macguff.fr/goomi/unspeakable, e scopri come si può mettere in ridicolo la singolare condizione di un dio onnipotente e spietato, giocando con il suo smisurato potere, la sua fame di vittime e sacrifici, e riducendolo ad un infantile e simpatico personaggio che scambia i sottomarini colmi di esseri umani per confezioni di cetrioli in scatola, che gioca con Superman come se fosse un pupazzo, e che si mette in ridicolo per il tuo piacere e spasso, finchè anche tu come me non sarai dannato, ormai preso nella trappola, anche tu un adoratore di questi esseri cosmici buffamente spietati.

Launet, illustratore davvero notevole che si fa chiamare con il nome d’arte Goomi, ha un senso dell’umorismo vario e spesso esplosivo. Gioca con i suoi personaggi senza pregiudizi, costruendo la battuta facendo leva sulla loro natura di entità cosmiche e sovrapponendo ad essa una personalità ora ingenua e bambinesca, ora simile a quella di tutti noi. Riesce in pratica a dare un tono di quotidianità a questi esseri catastrofici e terribili.

Grandissimo contributo al successo della serie viene dallla splendida caratterizzazione grafica di Launet, che ha un tratto morbido morbido che usa per far risultare teneri e pupazzosi i suoi mostri, ispirando simpatia irresistibile al primo sguardo ed amplificando il contrasto tra l’immagine macabra di Chtulhu che consuma una manciata di persone a colazione e la comicità della battuta di turno.

Ma ora ecco, sento la temperatura della stanza calare bruscamente, sono perduto. La mia mente vacilla. Possano le mie estreme memorie esserti utili, impotente viandante. Salvati tu che ancora puoi, seguendoci settimana prossima sulle frequenze del salvifico Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14), rileggendo ed ascoltando le pie puntate di Bookmarks sul blog ztrudel.blogspot.com e soprattutto leggendo tante strip. Addio.



Ascolta la puntata :






martedì 6 ottobre 2009

Bookmarks Puntata 36 - 7 Febbraio 2009



Ehi, guardate chi è tornato a ronzarvi nelle orecchie? Quel mattacchione di Claudio è di nuovo alla conduzione di Bookmarks. Vi vedo già commossi all’ascolto delle vostre radio, armeggiare con i transistors, scaricare entusiasti le puntate e tutto ciò perché credevate di esservi liberati del sottoscritto. Spiacente di darvi questa cocente delusione, amici, ma eccomi qui per voi ad infarcire i vostri preferiti di web strip sempre più interessanti e divertenti.

E parlando di interesse e divertimento, quest’oggi voglio dare una bella mano di colori allegri ad un argomento troppo spesso serioso ed ammorbante: oggi infatti parliamo di università e di dottorandi. Avete presente quella razza oscura e misconosciuta, in bilico fra la condizione di studente e di lavoratore precario sfruttato, attaccata da tutti i fronti e costretta ad inseguire mezzo mondo per una borsa di studio o un assegno di ricerca? Ebbene, sono proprio loro i protagonisti di Phd Comics, la strip di oggi.

Innanzitutto dovete sapere che la sigla phd, altro non è che il nome anglosassone del nostro dottorato, abbreviazione di Philosophiae Doctor, in latino. Con un simpatico gioco di iniziali però, nel nostro caso significa Piled, Higher and Deeper, cioè, in una traduzione un po’ libera, impilato, più altro e più difficile. Probabilmente Jorge Cham, autore della serie, ha scelto queste tre magiche paroline pensando alla sua esperienza di dottorando in ingegneria all’università Californiana di Stanford, teatro delle vicende del suo comic, e riferendosi al lavoro a volte ingrato a volte pigro di questa categoria di aspiranti ricercatori.

Ma veniamo ai quattro protagonisti che compongono l’inossidabile gruppo di Phd Comic.
L’eroe della serie è curiosamente senza nome. Ha due occhialetti da intellettuale, un’aria sempre seria e rassegnata ed affronta le classi di studenti e le sfuriate dei professori con un misto di fatalismo ed incrollabile forza d’animo. Sogna finalmente di portare a termine la sua tesi di dottorato e trova conforto ed apoggio nei suoi indispensabili amici.

Il più indispensabile dei quali è forse Mike Slackenerny. Mike è un genio: è brillante fino ad accecarvi con la sua lucida intelligenza. Il problema è che è probabilmente l’uomo più pigro del pianeta. Forse tutto è troppo facile per lui e nulla vale la pena di un impegno minimamente serio. Mike è quindi una di quelle figure mitologiche che abitano gli atenei per anni ed anni, bivaccando nei corridoi senza mai riuscire a laurearsi, o, in questo caso, a prendere il dottorato.

Cecilia, anche lei ingegnere in via di phd, ha passato una vita a negare di essere una nerd. Ora che ha smesso, la vediamo felice e contenta condurre le sue ricerche complicatissime su oscuri segreti dell’informatica, festeggiare in estasi ogni volta che sconfigge un baco del suo pc e lasciare che tecnologia discutibilmente utile invada senza pietà la sua stanza. Figlia di un grande professore, avrebbe terminato la sua tesi e potrebbe conseguire il dottorato, ma qualcosa nella sua testa le impedisce invariabilmente di terminare gli studi. Saranno gli effetti della montagna di cioccolato che consuma quotidianamente

Quarta ed ultima componente di questo gruppo di giovani accademici è Tajel, l’unica studentessa di materie umanistiche della serie. Comprensiva, disponibile, intelligente, Tajel è sempre in cerca di qualcosa di nuovo per cui protestare, di un motivo per mobilitare i suoi compagni in corteo o una ragione per scuotere le coscienze sopite di studenti oberati di lavoro e preoccupati dagli esami. In bocca al lupo Tajel.

Attraverso questi quattro personaggi che evidentement ama alla follia, Jorge Cham racconta la quotidianità di una condizione molto molto particolare, una sorta di limbo tra l’età adulta del lavoro e quella giovanile dello studio. Il dottorato, se da un lato è il nemico da affrontare tutti i giori, dall’altro è un modo come un altro per rimandare la decisione su cosa si voglia fare da grandi senza rimanere nel frattempo con le mani in mano. Il tutto descritto con la sana e partecipata ironia di chi attraverso questa esperienza ci è passato e sa bene quanta fatica comporti, ma anche quanto tempo lasci all’ozio e alla possibilità di coltivare le proprie passioni, anche quelle più assurde e soprattutto di rimandare, rimandare, rimandare gli impegni, fino a quando non sarà quasi troppo tardi e ci si troverà a rincorrere senza fiato la scadenza di turno.

Cham, che ha iniziato a disegnare e scrivere la serie nel 1997, suo primo anno di phd, ha un umorismo di grande intelligenza e quasi sempre privo di sarcasmo, mai troppo spietato ed in qualche modo sempre compassionevole. I suoi miglioramenti come sdisegnatore sono costanti e notevoli. Dalle semplicissime vignette incerte e bidimensionali degli esordi, si è rapidamente passati ad un uso dei chiaroscuri al computer sempre più consapevole, fino all’odierna sapiente gesione della tavola e, nel 2003, all’invasione del colore.

Questa serie da indaffarati perdigiorno la trovate all’indirizzo www.phdcomics.com, che ovviamente vi consigliamo di visitare al più presto, così come vi suggeriamo di seguirci ancora settimana prossima sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).


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Bookmarks Puntata 33 - 6 Dicembre 2008



Bentornati su Bookmarks, diletti ascoltatori.
Settimana scorsa siamo entrati con la furia di un bisonte nel mondo dei giochi di ruolo, parlandovi di Deficients and Dragons, la strip di Emanuele Tonini. Oggi, tenendo fede alla promessa di sette giorni fa, ci addentriamo ancor più a fondo in quest’universo fantasy fatto di avventurieri, classi di personaggi, statistiche, valori di combattimento e dadi quasi sempre sfigatissimi. Prendeteci la mano e stateci vicini.

Esiste, tra le brume paludose dell’Ovest, una tenebrosa fortezza, un tempo apprtenuta ad un grande e saggio mago. Scende sotto la superficie per un imprecisato numero di piani, ed ospita una grande quantità di insidie. Da tempo però è oltretutto infestato da mostri malvagi al servizio di un potente scheletrico stregone di nome Xykon, centenaria minaccia alla pace del mondo. Ma un pugno di uomini e donne, anche se non tutti sono umani e non di tutti è chiaro il sesso, si è riunito coraggiosamente per combattere il non morto negromante. Hanno gambe e braccia a stecco, hanno testone rotonde ed espressioni stereotipiche, si muovono in un universo disegnato con grande precisione e semplicità, ed insieme sono The order of the stick, l’ordine del bastoncino, titolo della geniale, splendida, meravigliosa serie che stiamo per raccontarvi.

Roy Greenhilt è il capo. Guerriero temprato da millanta battaglie, guidato dal suo senso del dovere e dal giuramento incompiuto del padre ormai morto, alla vendetta contro il malvagio Xykon. Con in pungo la spada di famiglia guida i suoi compagni con coraggio e con alterna saggezza.

Suo braccio destro è Haley Starshine, figlia dell’ex capo della gilda dei ladri di Greysky. Pragmatica ed abile, si lascia distrarre dal suo giusto cammino di giustizia soltanto dalla sua passione per l’oro ed i preziosi in generale…o è il contrario?

Beh, che importa, quando a ricondurla sulla giusta via c’è Durkon, il nano sacerdote del dio Thor, talmente buono ed onorevole, ma talmente buono ed onorevole che…che la gente della sua razza l’ha cacciato via dalla comunità, ed ora viaggia con Roy in cerca di qualche malvagio da punire.

Il cammino dell’elfo, o dell’elfa…bah, chi ci capisce con questi orecchi a punta? Insomma, il cammino di Vaarsuvius, è invece sulla via della conoscenza, della scoperta dei segreti dell’universo e della padronanza assoluta della magia che lo tiene insieme. Terribilmente permalosa e vendicativa.

Quindi, se non volete farvi arrostire le chiappe, non provocatela come fa Belkar, l’halfling. Cos’è un Halfling? Un hobbit praticamente. Solo che Belkar non va in giro lamentandosi del suo destino crudele, con un servitore armato di padella. No, Belkar viaggia con l’Ordine per sete di sangue. In pratica è un serial killer allucinato e vizioso, un infido e pericolosissimo omicida lunatico.

E poi c’è Elan. Elan è un bardo. Sapete cosa fanno i bardi? Cantano. E parlano. Parlano tantissimo i bardi. Quelli idioti poi, di solito rovinano ottimi piani ed esasperano i loro leader. Sono sicuro che vi starete chiedendo se Elan è un idiota.

Beh, lo lascerò scoprire a voi perché The Order of the Stick, seppure sia una lettura a volte un po’ tecnica e settoriale in alcuni punti, è assolutamente irrinunciabile. Rich Burlew infatti è un narratore ed un umorista con i fiocchi. Volete una prova? Vi daremo un indizio. The start of Darkness, il primo dei volumi in cui la serie è stata raccolta nel Regno Unito, tra molti premi vinti come web-comic, è arrivato secondo nella categoria “miglior graphic novel” degli inglesi Eagle Awards. Sapete chi ha vinto? Alan Moore.

Ebbene amici esco allo scoperto: secondo me Rich Burlew è un genio. Con i suoi coloratissimi stickman, ha saputo creare un miracoloso universo che tiene insieme l’atmosfera epica del fantasy e la comicità slapstick, una storia solida, appassionante e senza intoppi e la burla satirica sulle regole del suo gioco di ruolo preferito. E qui casca un po’ l’asino del tecnicismo di questa serie. I personaggi infatti sono perfettamente consapevoli di come funziona la loro esistenza. Parlano senza ritegno di punteggi di forza e di saggezza o di punti esperienza da accumulare, costruendoci sopra chiuse comiche splendide, ma forse oscure a chi non sia della cricca dei giochi di ruolo.

C’è da dire però che questa caratteristica, endemica nelle prime fasi del fumetto, si fa sentire sempre meno, lasciando più spazio all’intreccio e ad una comicità accessibile. La qualità migliore di Burlew è infatti forse l’abilità nel caratterizzare i suoi personaggi e far interagire le loro personalità per metterle in ridicolo. Se i gamers vi riconosceranno i luoghi comuni del loro gioco preferito, ai nuovi arrivati non fregherà assolutamente nulla, perché il valore di questa caratterizzazione è lì intatto, offerto a chiunque ne voglia godere.

Armatevi di un minimo di coraggio, amici, perché a mio avviso vale proprio la pena di affrontare qualche difficoltà di lettura per quella che è attualmente la migliore strip comica che possiate trovare in rete. Dove? Sul sito www.giantitp.com , nella sezione comics, assieme ad un altro lavoro di cui forse vi parleremo in futuro. Noi invece siamo sempre sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).


Alla prossima, eroici ascoltatori. Leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






Bookmarks Puntata 32 - 29 Novembre 2008



Cari amici di Bookmarks, da anni sono tornati in auge la fantasia, l’evasione, il fantastico. Da Harry Potter al Signore degli anelli, da Eragon alle cronache di Narnia, nei cinemi sulla carta stampata, è tutto un fiorire di luoghi meravigliosi, creature fatate, magia, eroi, eroismi, magismi, fate turchesi, esseri esofari di altri pianeti che paiono sorci, ma non sono sorci. E di preciso non lo so cosa sono. Si tratta di mondi sognati e sognanti, desideri di bimbi che un giorno combatteranno contro i draghi, le streghe e i presidenti del consiglio.

Nel letto di questo fiume si cala con tutte le scarpe una web-strip in cui siamo incappati a Luccacomics, alla presenza del suo inconsapevole autore. Manu infatti non ci ha visti trafugare (per poi pagarla, sia chiaro) una copia del suo Deficients and Dragons.

A tutti i giocatori di ruolo all’ascolto questo titolo avrà già fatto scampanellare le orecchie. L’ispirazione a Dungeons and Dragons, il capostipite dei giochi di ruolo, creato negli anni sessanta dal recentemente scomparso Gary Gygax, è evidente. Altrettanto evidente è la parodia contenuta in quel “Deficients”, spietatamente riferito agli sgangherati personaggi della serie.

Il gruppo dei più o meno coraggiosi avventurieri è ampio e variabile, ma ruota attorno a quattro personaggi fissi che ne costituiscono l’ossatura principale, ognuno con un suo proprio modo ed un personale motivo per essere definito un deficiente, come da copione.

Akkacielle è il ladro del gruppo. Un personaggio furtivo, abile, esperto di trappole e di marchingegni, capace di guidare i suoi compagni nelle buie e tetre stanze di prigioni millenarie e castelli in rovina. Bravo è bravo, per carità, solo che dovrebbe fare qualcosa contro la sfiga infallibile che lo perseguita.

Suo compagno di vecchia data è Diossina, un baffuto mago che ha ben poco dell’austera figura che il suo ruolo dovrebbe imporgli. Distratto e pasticcione, mette in allarme i propri compagni ad ogni mistico gesto della sua mano, ed i suoi incantesimi hanno esiti imprevedibili.

Luppolo il Nano è un tipo simpatico, basta non farlo arrabbiare. Peccato che abbia una miccia corta corta e l’abitudine di risolvere i problemi solo ed esclusivamente a mazzate, fossero anche problemi di matematica.

A guidarli verso la luce della gloria nella crociata contro le forze del male c’è Sir Roderick, un puro, un buono, un eroe, un cuore nobile, un indomito campione del bene…uno scassapalle allucinante insomma, che trascina i suoi compagni nei peggio pericoli, seguendo la sua onorevole bandiera, anche quando loro farebbero più che volentieri a meno di rischiare il collo per l’ennesima volta.

Insieme a loro può capitare di trovare il vanitoso elfo Soldiesis, la bella sacerdotessa Petula, di sani principi e dall’elasticità mentale molto ridotta, il colossale barbaro Kraag e molti altri tra amici e nemici. Il mondo di Deficients and Dragons è infatti costantemente in crescita. Da quando Emanuele Tonini, vero nome dell’autore, ha iniziato un anno fa, molta acqua è passata sotto i ponti per i suoi personaggi, ed il nucleo iniziale è andato arricchendosi sempre più lungo la via.

Manu infatti si getta a capofitto nella narrazione di ampio respiro, portandola avanti di tavola in tavola con coerenza e continuità, e soprattutto senza farsi imprigionare dalla logica del fumetto umoristico: se alla fine della strip scatta la battuta, bene, altrimenti si può tranquillamente far attendere i lettori vogliosi di risate sino al prossimo aggiornamento del sito, ed intanto far procedere la storia.

Il suo stile di disegno poi è davvero quanto di più adeguato al tema: molto cartoonesco e pulito, coniuga la caricatura della componente comica al dinamismo di un fumetto d’avventura, e si adatta di volta in volta ai bisogni narrativi.

Questa web-strip piacevolmente leggera e divertita la trovate sul sito www.deficientsanddragons.com e sul volumetto di fresca stampa “Avventura al castello”, edito da Shockdom. Ve li consigliamo entrambi fugando i vostri possibili dubbi: non preoccupatevi, per capire le battute non c’è bisogno di aver passato la vita sui giochi di ruolo, ad imprecare contro dadi dalle molte facce.

Ricordandovi che le nostre puntate sono tutte sul sito ztrudel.blogspot.com, vi diamo appuntamento a settimana prossima con un fumetto che rimarrà in tema, andando un po’ più sul tecnico, cioè lo splendido Order of the Stick.


Come sempre noi torniamo sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Buona avventura a tutti e leggete tante strip.




Ascolta la puntata :


sabato 20 dicembre 2008

Bookmarks Puntata 31 - 22 Novembre 2008


C’è tensione. Qui nella redazione di Bookmarks c’è tensione e nervosismo. Il sottoscritto Claudio e Davide il capo litigano da settimane per le più piccole banalità. Chi deve andare a prendere il caffè, chi licenziare questa settimana, a chi tocca questo mese la consueta cena con Charlize Theron. Ciao Charlize. Ogni scusa è buona per litigare. Sarà l’inverno che non arriva, saranno gli esami che mi stressano, sarà che la moglie del capo è gelosa di me. Diciamo la verità, la questione è che ai primi di Dicembre entrambi si invecchia. E allora giù a dirsi chi dei due sta messo peggio, se io che invecchio di più, in quanto più giovane, aggiungo ai miei anni una percentuale maggiore di tempo, o lui, che è e sempre sarà più vecchio di me.

Praticamente una guerra senza vincitori. Il risultato, cari ascoltatori, è che nessuno dei due si sente particolarmente buono, nonostante le luminarie che già iniziano a comparire nelle nostre città e che ci ricordano che Natale s’avvicina. Visto il nostro stato d’animo, questa settimana siamo andati a cercarci una strip che ci somigliasse, che fosse cioè cattiva, senza riguardo, per nulla gentile con il prossimo. Senza indugiare, ci siamo quindi buttati sulla strip di Marco Zazzaroni, detto Zazza, ovvero Vent’anni circa.

E chi ce li ha più vent’anni? Certo non noi, ma evidentemente i protagonisti della serie. Quattro ragazzi che provano ogni giorno a farsi un’idea precisa, consapevole, del mondo in cui vivono, giovani che sanno di avere la responsabilità di cambiare le cose, di dare una direzione nuova alla società partendo dal basso, di essere la prossima classe dirigente. Provano ogni giorno ed ogni giorno falliscono, confusi ed incoerenti, per non dire completamente idioti. Hanno il mondo nelle mani e non hanno la minima idea di che farsene. Tutti animati da sogni di rivolta, ma senza sapere come fare la rivoluzione, o contro cosa, o perché, o a che ora, se a stomaco pieno o lontano dai pasti.

Guardiamoli un po’ da vicino questi quattro giovinastri perdigiorno. Joseph è il filosofo del gruppo. Imbevuto di ideali di giustizia sociale, rivendica un mondo culturalmente più avanzato, più equo ed umano. Si sente ingabbiato da una società frivola e superficiale, lui intellettuale pogressista, che poi però soffre coinvolto davanti al Grande Fratello.

Vladimir è il figo. Alternativo per nascita ed aspirazioni, dal capello lungo curato, dalla studiata estetica di sinistra, sguazza nella sua costruita apparenza da poeta maledetto e tormentato, conquistando ingenui rappresentanti del sesso femminile. Perché depresso è bello.

Tutto il contrario di Edmond, lo scemo del gruppo, che è pure brutto e sofferente per mancanza di donne. Visionario, infantile, disturbato. Gli amici un po’ cercano di dare una svolta alla sua vita, un po’ gli ridono dietro con affetto. Affetto? Ma sì, diciamo affetto.

Ultimo ma non ultimo è Gordon, quello perso, per cui anticonformismo vuol dire ribaltarsi di canne e ribellione è sinonimo di Lambrusco.

Zazza sceglie attantamente i suoi protagonisti attingendoli da una precisa fetta della gioventù di ieri ed oggi, quella dell’impegno politico ed intellettuale di sinistra, dell’estetica sessantottina che tutt’ora fa sentire la sua influenza. Ma i bersagli che colpisce con precisione sono quattro ragazzi ben poco coerenti con le idee che vanno propagandando. Che sia per pigrizia o per malafede, per debolezza o per vittimismo non importa. In quattro vignette quattro Marco Zazzaroni fa in tempo a montare un sogno, costruire un’illusione e farla implodere su se stessa svelando l’egoismo dietro alla rivendicazione, la noia dietro alla rabbia, la normalità dietro all’alternativa. E lo fa ridendo a crepapelle.

Con il suo stile di disegno deformato e caricaturale, a metà tra uno Stefano Disegni e l’Alfredo Castelli dell’Omino Bufo, Zazza, autore poliedrico che vanta anche diverse realizzazioni di cartoni animati, sghignazza forse un po’ amaro sulla sua stessa giovinezza perduta, sulle illusioni di quell’età in cui, come dice Guccini, “si è stupidi davvero”.

Le striscie di Vent’anni circa, pubblicato anni fa sul quotidiano Il Resto del Carlino, sono raccolte nel sito digilander.libero.it/zazzaedc, che vi consigliamo di navigare in lungo e in largo, visto che ospita anche gli altri lavori di Marco e del suo amico di vecchia data Elia della Casa, con cui forma da molti anni un proficuo sodalizio artistico.

Anche quest’oggi vi salutiamo. Ci aspettano altre due settimane di litigi in attesa dei nostri vituperati compleanni. Come sempre noi torniamo sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Fateci un regalo e leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






venerdì 5 dicembre 2008

Bookmarks Puntata 29 - 8 Novembre 2008



Che noia. Oh, ma che noia.
In questo periodo non succede proprio nulla, non trovate? Si fatica a trovar qualcosa di cui parlare. Cos’è poi mai successo a Lucca, lo scorso week end? C’erano per caso ospiti interessanti? Ho forse stretto la mano a John Romita jr.? Il mio capo, Davide Morando, lo ha per caso intervistato ricevendo pure un disegno in regalo, rendendomi livido d’invidia? Eh? E poi anche in generale nel mondo, è calma piatta o sbaglio? Sento cantare in continuazione quella canzone sul Papa Nero dei Pitura Fresca, ve la ricordate? La portarono anche a San Remo. Non so…sarà successo qualcosa. Qualcuno sa per caso come sono finite le elezioni Usa?

Per fortuna c’è Bookmarks, che settimanalmente provvede a darvi materiale per accesi dibattiti tipo: ci indispettisce più la erre moscia del conduttore o la sua assoluta mancanza di meriti e competenze? O ancora: meglio incolpare Laura o Andrea per la presenza di questo fastidioso figuro nel loro programma? E quale, quale il ruolo di Francesco? Calma, calma, la discussione potrà riprendere tra qualche minuto, quando avremo finito di parlarvi della strip odierna, e, vedrete, non sarà il più semplice degli argomenti.

Quest’oggi infatti vi parliamo di Xkcd, cioè, ìcs, kappa, ci di, per dirla all’italiana. Non affannatevi a cercare corrispondenze, a supporre acronimi. Per ammissione dell’autore stesso queste quattro lettere non hanno alcun significato, e questo è solo il primo dei bastonii che Rundall Munroe ha voluto mettere fra le ruote dei recensori della sua opera.

Ne volete un altro? Beh, Munroe non è un disegnatore. O meglio, nel mondo dei comic sarebbe ciò che si definisce un pessimo disegnatore, una ciabatta, una zampa di gallina. Non raggiunge neanche di striscio un livello che si possa definire professionale, nemmeno rifugiandosi in uno stile caricaturale o personale. Basta un’occhiata ad una qualsiasi delle sue vignette, per rendersi conto della sua piena consapevolezza di questa situazione. Xkcd è infatti un capostipite delle stick strip, ovvero di quelle web-strip che hanno per protagonisti omini a bastoncino, di quelli che tutti noi abbiamo disegnato dai tre ai sei anni. Quindi via, altro argomenti tipico da recensione da barrare. Mica possiamo parlarvi più di tanto del tratto, dello stile, dell’evoluzione della tecnica. Insomma, sono omini a bastoncino.

Ci stavamo quasi dimenticando di avvertirvi che Xkcd non è una serie. Non ci sono storyline, non ci sono protagonisti. Ogni tavola o vignetta fa storia a sé e non ci sono schemi riconoscibili. Ogni tanto ci troviamo di fronte a singole scene, ogni tanto a tavole strutturate. A volte si tratta di dialoghi, a volte non ci sono parole. Non c’è griglia ricorrente né tendenze riconoscibili.

Alcuni di voi, mi rendo conto si staranno chiedendo di che cavolo parla questo Xkcd e perché mai merita di essere recensito. I testi. I testi di questo fumetto sono un capolavoro, cari ascoltatori. Più in generale la carica ironica e la profondità del loro autore rendono un web-comic così atipico ed apparentemente insignificante, una vera perla dell’umorismo intelligente. Vi bastino un paio di coordinate: Randall Munroe è un ex scienziato della Nasa, che a scuola e sul lavoro scarabocchiava nelle pause. Si divertiva a fare i suoi fumettini colmi di sarcasmo su qualunque argomento della vita quotidiana. La sua ovviamente. E com’è l’esistenza di tutti i giorni di uno scienziato? Non dissimile da quella di chiunque altro, se non che, ogni tanto, e senza soluzione di continuità, irrompono gli argomenti del suo lavoro. La matematica, la fisica, la teoria dei quanti, l’unoverso a stringhe. Queste cose qui insomma.

Munroe, un bel giorno del 2005 decide di prendere i suoi taccuini e di scannerizzare i suoi scarabocchi. Mette in rete questo materiale assolutamente spontaneo e riceve un tale riscontro dai lettori che con il tempo decide di proseguire la cosa, di dedicargli un po’ di impegno e di progettazione. Nasce così la sua strip che lui stesso definisce come un “webcomic sul romanticismo, sul sarcasmo, sulla matematica e sul linguaggio”. In pratica su tutti gli argomenti possibili ed immaginabili.

Munroe scherza sulla filosofia e sulla scienza, sull’amore e sui rapporti umani, sulla politica e l’informatica. E’ un vulcano spontaneo di ironia pungente ed imprevedibile ed usa al meglio tutte le frecce al suo arco. Incredibilmente, di fronte ad una tale varietà di argomenti, la povertà del suo stile grafico è una risorsa in più. I suoi stickmen non sono caratterizzati, non hanno faccia né identità. Potrebbero essere chiunque, dei prototipi di umanità, degli Everymen del ventunesimo secolo che osservano un universo complesso e lo interpretano attraverso la lente della contraddizione e dell’assurdo, ridendone a crepapelle.

Noi siamo conquistati ed ammirati da questo web-comic del tutto particolare e stravagante, non a caso votato come migliore strip-blog del 2007 dagli utenti di weblogawards.org. Se siete curiosi di capire come mai correte sul sito www.xkcd.com a fare la conoscenza di Randall Munroe e del suo mondo a due dimensioni. Nel lasciarvi e nel darvi appuntamento a settimana prossima vi ricordiamo di ascoltarci sempre qui e sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Non diventate troppo intelligenti e leggete tante strip.


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martedì 18 novembre 2008

Bookmarks Puntata 27 - 25 Ottobre 2008



Cari amici di Bookmarks, più ci guardiamo attorno e meno riusciamo a capire. In questo mondo caotico si sono perduti i confini, le definizioni sono andate, tutti gli schemi sono saltati e la difesa alta impostata dal mister arretra, arretra e la squadra è lunga e disunita. E’ il postmoderno bellezza. I romanzi sono storici, ma anche gialli e un po’ di formazione. Il rock è alternativo o post-punk ed il pop se non è brit è trip. Non si capisce più nulla, ed ogni cosa è un po’ di questo, ma anche di quello, potrebbe essere una cosa, ma anche un’altra. E allora via con le domande senza risposta. Il fumetto è arte o letteratura? Strazzarolo al Monte è città o campagna? La Gelmini è un ministro o una sciagura? Ebbene, frutto di questo universo di ibridi è Megatokyo, la strip che andiamo a sfornarvi e servirvi quest’oggi.

Innanzitutto fateci dire che stiamo parlando di uno dei web-comic ad oggi più longevi in assoluto, sorto nel non sospetto 2000 per mano di Fred Gallagher e Rodney Caston, quando ancora la rete non pullulava di siti a fumetti. Il secondo dei due ha abbandonato il progetto dopo poco più di un anno e da allora è il solo Gallagher a reggerne le sorti. E vediamole un po’ queste sorti.

Megatokyo è la storia di due ragazzi statunitensi imbevuti di videogiochi fino alla punta dei capelli. Il primo è Piro, avatar fumettistico di Gallagher, timido sino al paradosso, aspirante disegnatore di manga ed appassionato cronico di dating-sim, giochi molto popolari nel Sol Levante in cui bisogna, sostanzialmente, convincere una procace adolescente ad accettare la vostra corte.
Sua perfetta controparte è Largo, folle disturbatore della quiete pubblica, giocatore maniacale di sparatutto, picchiaduro e videogiochi colmi di violenza ed aggressività. Estroverso, sfacciato, completamente disinibito, ma soprattutto socialmente pericoloso, vera e propria calamità naturale.

I due sognano di diventare sviluppatori di videogiochi, falliscono miseramente e finiscono quasi per sbaglio a Tokyo, mecca di tutti i videogiocari ed otaku. Senza soldi, senza lavoro, senza voglia di fare nulla se non ammazzarsi di joypad, occupano parassitariamente casa di un amico e si muovono confusi, ma entusiasti, nella metropoli giapponese.

Messa così, la storia puzza terribilmente di già sentita, spesso anche già raccontata dalle nostre voci. Non possono non tornare alla mente altre strip incentrate sui videogiochi, da PVP a ctrl+alt+del. Due amici videogiocari, tanti riferimenti ai must dell’universo videoludico. Beh, cara redazione di Bookmarks, potreste impegnarvi un po’ di più, che fantasia! Rallenta, scettico ascoltatore: ti abbiamo promesso un ibrido ed un ibrido avrai.

Il più evidente elemento dissonante di Megatokyo è di ordine grafico: nato durante l’invasione di massa del mercato dei comics americani da parte dei prodotti giapponesi, questo fumetto è ufficialmente un manga. Gallagher si appropria senza mezzi termini dello stile di disegno giapponese, fatta eccezione per la timida sopravvivenza, nei primi mesi della serie, della tipica griglia quadrata a quattro vignette di tante strip occidentali, che lascia però ben presto il campo ad una gestione orientale della tavola. Dei manga ritoviamo anche l’andamento continuo. In Megatokyo quasi non esistono tavole o vignette occasionali, e la continuity della vicenda ci accompagna regolare ed ininterrotta. Vicenda che si ispira alla grande tradizione degli shojo, i cosiddetti fumetti per ragazze, che annoverano tra le loro fila Sailor Moon e Video Girl Ai, tanto per citare i capostipiti.

Piro e Largo si muovono pertanto in una città popolata da un mezzo esercito di comprimari. Ci sono adolescenti invaghite e giovani ragazze in carriera, amici sfigati e vicini vestiti come gli eroi di tekken, affascinanti unità robotiche senzienti vendute come accessori per la playstation e persino una signorina alata, incaricata di fare da coscienza al giovane e sfortunato Piro.

Riassumendo: in questa serie troviamo il piglio comico statunitense da ironia videogiocara, una grafica manga da bolle di sapone, una trama complessa ed insolita, il tutto mescolato in una strana atmosfera a metà tra l’omaggio e la parodia. Sapete qual è il bello? Che tutto ciò, in qualche maniera funziona e alla grande. La lettura di Megatokyo è piacevole e divertente. Gallagher ha un umorismo efficace sia nella situazione che nella battuta, sceglie il tema della cultura giapponese otaku senza per questo escludere chi non è un esperto mangofilo e chi non passa la vita sulle consolle. Basta un’infarinatura per cogliere la maggior parte dei riferimenti a questi due mondi, e quand’anche andassero perduti rimangono godibilissime le peripezie dei due personaggi sballottati qua e là dagli eventi.

Quindi se vi piacciono i piatti misti dei ristoranti giapponesi, andate di corsa sul sito www.megatokyo.com oppure, attenzione, megatokyo.it dove troverete una traduzione italiana attenta e precisa fornita da volenterosi fan. Gli stessi che hanno collaborato con l’edizione dei due volumi usciti per i tipi di Free Books, che raccolgono la prima annata della serie, edita negli usa nei volumi della Dark Horse.

Conniciwa, amici ascoltatori. Noi torniamo sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Appuntamento a settimana prossima, dunque, e leggete tante strip.


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Bookmarks Puntata 26 - 18 Ottobre 2008



Ascoltatrici di Bookmarks eccomi qui. Sono Claudio, sono alto un metro e settantasei, capelli castano scuro, occhi castano molto scuro, sono appassionato di montagna, esperto sciatore, rocciatore molto scarso e studente di lettere pietosamente fuoricorso. E soprattutto non si vede che mi sono da poco iscritto a Facebook, vero?

E, a proposito di cose che stanno riscuotendo successo, oggi vi raccontiamo di una delle web-strip che raccoglie maggiori consensi oltreoceano. Prenotate il low cost transatlantico, perché si vola a New York a casa di Bob the Squirrel: Bob lo scoiattolo, per i non anglofoni.

L’opera del trentatreenne Frank Page ha tutte le carte in regola per spaccare e fare il botto, come dicono i giovani, i vecchi e i conduttori single di trasmissioni radiofoniche (cosa aspettate a winkarmi??).
Per una volta voglio partire dalla grafica di questo web-comic, ottimo esempio di come questo prodotto sia una studiata macchina da successo. Qui in redazione infatti, è subito scattato il nostro senso di riconoscimento, immediata reazione a qualcosa di familiare nei disegni di Page. E tuttavia, la pur immensa macchina analititica dei sei\settecento redattori di Bookmarks, non è stata in grado di identificare la fonte precisa della sensazione. Si sono sptrecati nomi e paragoni: da Jeff Smith, autore di Bone, a Mc Donnel di Mutts, citato soprattutto nel lettering. Addirittura sono stati scomodati amici come Federico Tramonte ed italici mostri sacri come Silver. Niente, nessuno soddifaceva appieno la richiesta.

Tirando le fila, Page fa breccia nella memoria visiva degli appassionati, con uno stile a metà fra quello classico delle strip in bianco e nero (a colori quella domenicale) e quello più spigoloso e carico di tanti fumetti underground degli anni ottanta e settanta.

E passando alla struttura narrativa la musica cambia poco, riproponendoci di nuovo note già sentite e melodie evocative. Il plot è molto molto semplice: Frank Page fa di se stesso il protagonista della serie e traduce a fumetti le proprie giornate, avendo la cura di aggiungere ai protagonisti della sua vita quotidiana un curioso scoiattolo parlante. Bob appunto, come da titolo della strip, vera e propria spalla del protagonista, sempre pronto a rubargli la scena. Petulante ed un po’ nevrotico, scorretto e pungente, Bob dice quel che Frank non ha il coraggio di dire, e si fa di volta in volta sprone sferzante o valvola di sfogo quasi psicanalitica delle sue frustrazioni.

Beh? Non vi è squillato dentro alcun campanello? A noi sì. L’idea di base della serie è infatti quella che il mio capo, Davide Curioso Morando, definirebbe da reality-strip, non diversa da quella di Eriadan, forse il web comic più popolare d’Italia. Che dire poi del compagno peloso? Se la nostra memoria salta molto rapidamente al tigrotto di peluche di Calvin e Hobbes, facendo qualche passo più in là arriviamo al paragone meno scontato, ma forse ancor più calzante, con il Giuda Ortolaniano di Venerdì 12, anch’egli straniante voce della coscienza di un protagonista sentimentalmente un po’ bloccato.

Tutte queste curiose corrispondenze le ho volute buttare lì alla rinfusa, senza distinguere tra autori ed opere precedenti o successivi al lavoro di Page, perché il succo del discorso non è affermare o meno che Page ha copiato o che, viceversa, ha fatto scuola. Il punto è che qui sono riconoscibili componenti fondamentali di moltissime opere di grande o grandissimo successo. La ricetta, insomma, contiene tutti gli ingredienti giusti.

Eppure…

Eppure per una volta ci tocca vuotare il sacco, cari amici, e confessarvi che Bob the Squirrel non è riuscito a convincerci fino in fondo. Per essere una serie così ampiamente votata all’umorismo e graficamente connotata alla caricatura, troppo spesso assume toni di mezzo, indecisi fra la risata ed il sorriso, e addirittura, ogni tanto, si scopre debole nei testi e nella verve comica, salvo poi regalare alcune tavole intensissime e davvero da scompisciarsi. Frank Page insomma vince ma non convince, secondo il nostro personale giudizio.

Chi invece si è lasciato convincere del tutto da Bob the Squirrel, lo ha pubblicato e tradotto qui in Italia: alcune tavole di Frank Page sono infatte comparse nel 2007 sui quattro numeri di Strip Season, rivista totalmente dedicata ale strip edita da Bottero edizioni. Se vi siete persi la rivista, non disperate: correte su www.bobthesquirrel.com, e magari fateci sapere se la pensatte come noi, oppure insultateci senza pietà per non aver compreso fino in fondo la grandezza di questa serie, venendoci a trovare su ztrudel.blogspot.com, dove potrete leggere ed ascoltare questa e tutte le altre puntate di Bookmarks.

Ricordatevi poi che noi torniamo ovviamente sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

L’importante però è che leggiate tante strip.


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mercoledì 29 ottobre 2008

Bookmarks Puntata 25 - 11 Ottobre 2008




Cari fratelli e care sorelle, è inutile che vi lamentiate adesso. Duemila anni, sono duemila anni che vi viene ripetuto e voi niente, non ci avete creduto. Visto? Chi aveva ragione? Chi aveva ragione? Avete voluto credere nel profitto, nel guadagno, nel lavoro, nel denaro? Il Dio Denaro? E adesso che c’è la crisi, è inutile, ve lo possiamo sventolare in faccia che i soldi sono nulla, scompaiono e l’unico valore eterno, immutabile sono le Web-strip. (AMEN FRATELLO!)

E così, invece di affannarvi con i futures e le obbligazioni, fareste meglio a darci retta ed ascoltarci attentamente. Anche perché la serie che andiamo ad analizzare adesso adesso, rischia di tornarvi utile per davvero, ammesso che tenga fede al suo sottotitolo. L’ospite di questa puntata di Bookmarks è infatti Zorflick.
…
Ah, volete sapere il sottotitolo? “Come essere felici nonostante se stessi anche adesso che siamo arrivati ai trenta e la festa è finita”

A questo punto i miei venticinque ascoltatori si saranno divisi in due grandi fazioni: quelli che hanno passato i trenta, che sono indecisi tra il maledirmi e lo spegnere la radio intristiti e quelli che ancora no, la festa non l’hanno finita, tentennanti fra il pensare malinconici al futuro e lo sbeffeggiare la generazione precedente. Beh, a noi sembra di avere un ottimo consiglio per tutti: andatevi a leggere Zorflick e vedrete che vi si risolleverà il morale.

Per spiegare Zorflick bisogna partire da Lui, il suo autore. E Lui è Lui in senso stretto, pronome personale obliquo reso nome d’arte da Matteo, bergamasco web-designer che nel 2004 ha iniziato a mettere in rete i suoi lavori, ma che sostiene di disegnare da sempre e fare fumetto sin dalla notte dei tempi. Se Lui è l’autore, Theo è il protagonista della serie, cioè la metà che non scrive e disegna, ma si limita a vivere nel mondo reale. Se così possiamo definirlo.

Sì, perché nel mondo di Zorflick pare proprio che non ci sia poi molto di normale. Da un lato infatti ci sono gli amici di Matteo, ragazzi del tutto normali, magari un po’ fanfaroni ed illusi come Mirko, oppure appena appena gonfiati nella loro competenza tecnologica, come Lillo che ha due servitori cibernetici, o ancora leggermente fantasiosi come Morak, che incidentalmente è un vampiro.
Dall’altro lato ci sono quelli strani davvero, come Pasola, piccolo mutante sanguinario, frutto di esperimenti malriusciti e Zorflick, non altri che il gatto peluche parlante di Matteo, voce della ragionevolezza e per questo inascoltato. E la lista potrebbe continuare a lungo con Andrea, fratello di Theo, o con il Criceto di natale, piccola ed innocente vittima di Pasola, ma rischieremmo di finire domattina, e Laura ed Andrea ci tengono alla seconda parte del Garage Ermetico.

Sta di fatto che questa pletora di personaggi, molti dei quali apparentemente ispirati a persone fisiche esistenti, è protagonista delle più disparate vicende. Lui infatti gioca con la narrazione a più livelli, senza farsi mancare assolutamente nulla. Dalla striscia di tono colloquiale, finalizzata alla battuta scema, alle vere e proprie saghe lunghe, con intenti di parodia del fumetto d’avventura, di fantascienza o d’azione.

Non ci stupiremmo se dopo questa breve presentazione vi sentiste leggermente disorientati. Non ci si può far nulla, Zorflick è così: accoglie dentro di sé il materiale fumettistico più disparato e lo mette in mano ad un trentenne mai cresciuto fino in fondo, che ci si diverte un po’ come capita ed un po’ come gli viene, senza preoccuparsi troppo della sua coerenza generale. Definire la serie in maniera univoca è perciò impossibile, ma basta avere un minimo di coraggio per entrarci dentro ed innamorarsene, guidati soprattutto dall’affetto per il gruppo di amici che ne è protagonista, vera forza unificante di questo web-comic, e dall’umorismo autoironico ed un po’ bastardo di Lui.

Il quale, particolare non da poco, è anche un ottimo disegnatore, uno di quelli che ha evidentemente sudato sui fogli. Lo dimostrano la versatilità del suo tratto, divenuto sempre più pulito con il passare del tempo, e la varietà di effetti di chiaroscuro con cui Lui gestisce la scena, usando tutti gli strumenti del campo, dal retino al tratteggio, fino ai grigi sfumati della colorazione al computer. E a proposito di colori non si può non citarne l’originalità, utilizzati con parsimonia per sottolineare particolari o caratteri tipici di alcuni personaggi.

In conclusione: se anche voi come Lui, non avete alcuna voglia di diventare grandi, qualunque sia la vostra età, correte sul sito zorflick.com ed immergetevi nelle atmosfere liberamente folli di questo divertente fumetto, che rischiate di trovare anche in fumetteria in due diversi volumi: Zorflick – Per chi suona la campana e Zorflick – Prendila come viene amico. Il primo edito da Shockdom, ed il secondo da Associazione altrove, due meritevoli iniziative che riuniscono alcuni dei migliori web-stripper italiani.

Invitandovi a cercarle entrambe in rete e a venirci a riascoltare su ztrudel.blogspot.com e a tenere d'occhio le frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14) vi salutiamo come di consueto: leggete tante strip.


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sabato 20 settembre 2008

Bookmarks Puntata 22 - 20 Settembre 2008


Trema mondo, siamo tornati, come i cattivi più cattivi dei fumetti, e noi del resto siamo cattivissimi. puoi morirci, puoi suicidarci, puoi ammalarci di coma senza l'auto-reverse e persino farci l'amnesia, ma noi risorgiamo sempre: come il joker, come goblin, come lex luthor e giucas casella, bookmarks è tornato, arcinemesi di ascoltatori e conduttori del garage ermetico. certo il nostro minutaggio non ci permette di progettare la conquista del mondo, ma, rapidi e scattanti come siamo, non abbiamo rivali nel riempire i preferiti dei vostri computer di ottime strip e fumetti raccolti in giro per il web come ovuli e porcini nei boschi della maremma.

Visto che siamo in apertura di stagione, abbiamo deciso di servirvi una vera primizia, un gustosissimo antipasto che non mancherà di solleticare i vostri fini palati da intenditori. tutti pronti per una bella porzione di bambù, perché la nostra prima recensione vi introdurrà nel sognante mondo di un piccolo, tenero, simpatico orso panda.

Cari ascoltatori, alzi la mano chi di voi non ama i panda. queste bestiole bianche e nere, inno alla morbidezza pelosa, rientrano appieno nella ristretta categoria delle "cose che piacciono a tutti", come i ninja e le spade laser. dev'essere a questo che ha pensato giacomo bevilacqua, in arte keison, quando ha dato alla luce pandalikes.

La domanda che sorregge la serie è estremamente semplice, ma di difficile risposta: che cosa piace ad un panda? evidentemente insonne per la curiosità, keison ha deciso che era tempo di rispondere al quesito e di mostrare, con il piglio di un vero e proprio documentarista, cosa frulla in testa a questi orsacchiotti pigroni. quindi ha scelto il più simpatico e creativo della specie, ed ha iniziato a mostrarci di giorno in giorno quali sono le cose che emozionano, che divertono, che commuovono il suo panda. e così abbiamo scoperto che a panda piace imitare godzilla, e sputare dal terrazzo, che adora mangiare davanti alla televisione e parlare con mr. pesce, che nei ritagli di tempo fa lavori part-time, e che insomma ha una vita privata fatta di inesauribile creatività e sfrenata fantasia.

Le stesse armi che mette in campo il giovane giacomo bevilacqua, già disegnatore professionista di un certo successo (come tutti i disegnatori italiani che possono definirsi professionisti), e dotato di notevole talento, di cui ha dato prova anche su uno dei fumetti capostipite della tradizione italica: diabolik. qui, lontano da intrighi e furti con scasso, dimostra non solo un'ammirevole perizia tecnica, ma anche gusto e capacità di emozionare, grazie ad uno stile volutamente naif e minimalista e ad una naturale simpatia trasmessa dal suo tondeggiante personaggio e dalle assurde attività in cui lo colloca.

Due sono i principali motivi di interesse di pandalikes.
Primo: keison sa gestire una tavola ed ha deciso di dimostrarlo ampiamente. sceglie una griglia molto semplificata, fatta di sole tre vignette ognuna legata ad un'attività del piccolo panda, e poi gioca con questa formula, ripetendola fedelmente, ma variandola di continuo, permettendo allo spazio di una vignetta di sconfinare nelle altre in maniera dinamica, facendole interagire tra loro con originalità.

Secondo: l'atmosfera della striscia è semplicemente incantevole. raccontare quel che piace alla sua amata creaturina, è il modo attraverso cui giacomo bevilacqua ha deciso di dipingere la bellezza e la gioia. l'elenco grazioso e leggero di pandalikes, oltre che essere un divertente gioco di inventiva, alla luga prende la forma di un affresco, di un viaggio a tappe tra le cose che ci fanno sorridere.

Altro aspetto miracoloso di pandalikes e del suo autore è il fatto che giacomo trovi il tempo di aggiornare quotidianamente la strip, e chi è pratico della blogosfera sa quanto sia raro imbattersi in una simile costanza, figuriamoci per un fumettista.
Noi cogliamo la palla al balzo e proprio qui, all'inizio della nuova avventura di bookmarks, vi consigliamo un modo per iniziare le vostre giornate: un'emozione mattutina offertavi da keison e da pandalikes, che trovate sul sito pandalikes.blogspot.com.

Per oggi abbiamo finito. prima di dirci da soli "bentornati", vi ricordiamo che potete leggere e riascoltare tutte le puntate di bookmarks sul sito ztrudel.blogspot.com (oltre che seguirci sulle frequenze del Garage Ermetico su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14). ringraziamo laura ed andrea per averci di nuovo voluto con loro, per fare insieme un altro tratto di strada. un augurio ed un grazie a loro, e la nostra solita raccomandazione a voi: leggete tante strip.

Bentornati!


Ascolta la puntata :






sabato 7 giugno 2008

Bookmarks Puntata 21 - 7 Giugno 2008



Stripparoli e stripparole, ci siamo.
Oggi è il giorno che aspettavate fin dal 12 di Gennaio.
E se non lo aspettavate voi, allora eravamo noi a farlo perché questa di oggi è l'ultima puntata di Bookmarks.
Non sono servite le vostre lettere di lamentela. A nulla è valsa la vertenza sindacale della radio, ne il costante negare la responsabilità dei ragazzi del Garage Ermetico. Sembra ieri che s'è cominciato ed invece eccoci qui, sulle nostre gambette rachitiche e traballanti, con più di venti web-strip nei nostri "preferiti".
E domani, naturalmente, il mondo!

Come ultima strip abbiamo conservato una piccola perla a cui teniamo molto.
Un po' come quando a letto vi concedete gli ultimi cinque golosi minuti di sonno. Ed è proprio il sonno, o il sogno, uno dei temi portanti di 'Round the Clock, serie scritta e disegnata da quel bel ragazzone alto alto di Paolo Di Tonno, in arte Ditò. Autore italiano trapiantato in Svizzera, probabilmente per sfuggire ai creditori, che tempo fa abbiamo già nominato parlandovi di Baudelaire lo struzzo metafisico, da lui realizzato con la complicità di Marco Arnaudo.
Ma mi dicono che abbiamo un inviato a Lugano...
Ci sei inviato?

Sì Davide, eccomi in diretta dall'Elvezia.
Abbiamo un comunicato importante.
Secondo le agenzie Ditò è un tipo estroso, istintivo nel suo creare fumetti. Tanto istintivo che capita si stanchi, di una serie, di un tema, o anche solo della routine di disegnare ogni giorno una nuova striscia. Può succedere così che 'Round The Clock sparisca, anche per anni, lasciando orfani un imprecisato numero di affezionati fan. Gli addii non sono mai per sempre però, e ad ogni ritorno corrisponde un piccolo cambiamento di punto di vista nella serie. Non stupitevi quindi di sentirci parlare di un prima e di un dopo.
A voi studio.


Grazie mille Claudio, collegati ancora per eventuali sviluppi!
All'inizio di tutto, il sonno era una caratteristica che accomunava i personaggi principali della serie. Natale ad esempio, oltre ad essere il protagonista, è anche uno che dorme d'in piedi. Un uomo semplice con una vita semplice e per nulla avventurosa. Anche la sua faccia è ... un po' così ... è una faccia faccia, insomma.
Un Charlie Brown adulto, che non ha dimenticato d'esser stato bambino una volta, tanto tempo fa.
Non lo aiuta il suo stile di vita, che gli concede poco spazio tra casa e lavoro. Condizione disagiata che accomuna un po' tutti i programmatori. Si perché Natale ha scelto questo buffo ed alienante lavoro, curioso leit-motive di molte web-strip italiane. Il suo rifugio è però nel mondo dei sogni, dove col suo pigiamino a quadri può incontrare i suoi eroi, o le sue eroine, residuati bellici di cinema e TV dagli anni '70 ai giorni nostri.
C'è chi invece di dormire proprio non ne vuole sapere ed è Marta, una delle colleghe di Natale. Acida ed isterica come solo un'insonne cronica può essere.
Quaresima invece vive in uno stato di eterno torpore, tra bruschi ed eccitati risvegli e crolli improvvisi nel sonno più profondo. E' narcolettica, povera, e deve approfittare del tempo che riesce a star sveglia parlando il più possibile ed impicciandosi di ogni cosa.

Questo era il mondo di Natale fino a qualche anno fa.
Poi arrivò Patoornia e tutto cambiò.
Piccola.
Otto anni al massimo.
Due treccine sparate ai lati della testa ed un'insana quanto precoce cattiveria.
Avete presente il tipo di mente criminale?
Ecco, bravi.
Patoornia è stata in grado di scalzare ogni altro personaggio della serie, affiancando il protagonista in quel che oggi sembra esser diventata la triste cronaca di come una nipote sia un grado di demolire ogni briciolo d'autostima residua di un povero zio.
Niente più sonno, niente più momenti liberi, lei è in agguato dietro ad ogni angolo!

Scusate studio, un aggiornamento!
Nonostante le metamorfosi della serie l'atmosfera leggera, la poesia e l'ironia pungente ma appena affilata di Ditò sono rimaste invariate, ancora oggi perfettamente in grado di farvi sorridere con sottili riflessioni o ridere di gusto con sferzate improvvise ed inattese.
Anche il suo tratto, sintetico ma incisivo come quello del Reg Smyte di Andy Capp, è una piacevole costante, maturo nell'ultima vignetta così come nella prima.
Insomma, nonostante i periodi di stanchezza, Ditò non riesce proprio a liberarsi di questo suo piccolo mondo delicato e divertente, e noi non possiamo che approfittarne in silenzio, quatti quatti, sperando che non si stanchi un'altra volta.

Voi però, visto che non si sa mai, affrettatevi a leggerlo sul suo blog roundtheblog.splinder.com o su una delle molte pubblicazioni cartacee su cui è apparso, tra cui l'effimera BrandNew! di FreeBooks, l'ottimo stRRRippit! di Grrrzetic!, o Sveglia, la prima e fin'ora unica raccolta ufficiale della serie pubblicata nel 2004 da Lilliput Edizioni.
A voi la linea!


Grazie Lugano.
Due note finali.
Ci permettiamo di suggerirvi anche la lettura del blog Balloons, dove Ditò assieme ad alcuni degli autori di cui vi abbiamo parlato in questi mesi, oltre a molti altri innamorati di questo piccolo grande formato che è la strip, vi delizieranno con gustose strisce ed ottimi articoli.

Per questa "stagione" s'è finito, quindi.
Che qui, in radio, le stagioni mica sono come le vostre.
Noi se ne hanno due sole.
Una di lavoro ed una no.
E quella di lavoro riprenderà pressappoco per fine settembre, e non si sa mai che Bookmarks non sia di nuovo lì per voi.
Magari in una nuova veste, o magari ignudo come mamma l'ha fatto.
Per ora ringraziamo Andrea Antonazzo, Laura Pasotti e Francesco Matteuzzi che sono stati tanto incoscienti da credere in noi, tutti voi che ci avete ascoltato o letto su questo blog e ci ringraziamo pure un po' tra di noi.
Davide Morando e Claudio Scaccabarozzi, oltre a tutta la redazione di Ragno Edizioni che, in questi mesi, un po' come voi tutti, leggerà tante strip!


Ascolta la puntata :







sabato 31 maggio 2008

Bookmarks Puntata 20 - 31 Maggio 2008


Ben trovato, viaggiatore dell’etere, su Bookmarks, la trasmissione radiofonica che non si attacca al lavoro del tuo dentista. Troppo educati qui in redazione, troppo amorevoli, convinti come siamo che se qualcuno ruba una fiore per te, sotto sotto c’è una web-strip.
Incredibile, la passione per gli spot degli anni ottanta non passa mai.
Ma torniamo a noi, perché se Malizia è profumo di intesa, qui a Bookmarks oggi si sente l’odore di un piccolo capolavoro dell’umorismo contemporaneo. Stiamo parlando della serie dal titolo RX, scritta e matitata da Roberto Gionta, in arte Roberto Gionta.

Se pensate che RX sia uno strano nome per un fumetto, non oso pensare come prenderete la notizia che è anche il nome proprio del suo protagonista. Non è dato sapere se si tratti di iniziali o di semplice crudeltà da genitori, sta di fatto che il giovane RX, questo destino ingrato fa di tutto per meritarselo. Questo ed altri, a dire il vero.

Studente universitario per modo di dire, perdigiorno a tempo pieno, il nostro eroe ha un solo desiderio: vuole essere un figo. La smania di prevalere e di essere finalmente un vincente, ammirato dalle folle e dalle piazze, è la molla principale delle sue azioni. I problemi però sono due: il primo è che RX è un cinico bastardo, capace quasi di tutto pur di raggiungere il suo risultato. Il secondo è che è un vero e proprio sfigato, e la meta prefissa gli rimane sempre irraggiungibile.

Di volta in volta RX è posto di fronte alla dura realtà; sogna una vita di soddisfazioni, di belle donne adoranti e disponibili, di adulatori pronti a tutto pur di soddisfarlo, mentre la sua esistenza si riassume più o meno in quanto segue: due amici sfigati quanto lui, che il più delle volte sono complici e vittime solidali delle sue pessime figure, una nonna come coinquilina, una splendida ragazza che ci starebbe anche volentieri, ma con cui lui riesce a rovinare sempre tutto. Unica valvola di sfogo delle sue frustrazioni è il ragazzino dei vicini, vera zecca insopportabile, prototipo del piccolo rompipalle, di cui però RX riesce spesso a vendicarsi, con scherzi atroci e notevoli dimostrazioni di gratuita immaturità. Se aggiungiamo a questo quadretto la presenza del Signor Morte, tristo mietitore incaricato di prendersi l’anima del protagonista, ma troppo amante della birra per portare a termine l’incarico, ecco che ci troviamo con un inesauribile potenziale di situazioni assurde.

E questo potenziale è oro nella mani del signor Gionta, che ne ha saputo trarre una serie di grandissima potenza comica. Spregiudicato e senza freni, Roberto non esita a costruire la battuta senza preoccuparsi troppo di andare per il sottile. Poco ricercato o raffinato, esattamente come il suo stile di disegno, Roberto Gionta è l’amico spiritoso, magari ogni tanto un po’ volgare, ma sempre intelligente e divertente che tutti vorrebbero in compagnia. Dateci retta quando vi diciamo che a volte una vignetta di RX è in grado di stendervi a terra in preda alle risate. Avete presente quelle da addominali intorpiditi? Ecco, quelle lì. Si scherza sul sesso, sulle donne, sugli amici, sulla tivù. Si scherza per il gusto di scherzare, senza mezzi termini e senza troppo riguardo per nessuno.

Tra l’altro il nostro allegro burlone non si fa mancare niente e scorrendo l’archivio della serie è facile incappare nelle dichiarazioni d’amore di Gionta per il suo mezzo d’espressione: il fumetto. Con una certa frequenza infatti assistiamo all’incursione di personaggi notissimi dei comic americani e nostrani, da Rat-man ai Fantastici quattro, nonché, vera e propria chicca, alle comparsate degli amici fumettari dell’autore. Così può capitare che una vignetta di RX sia disegnata da Eriadan, o che a dialogare con il Signor Morte capiti l’Orso Ciccione di Flavio Nani, in veri e propri crossover da antologia.

Questa strip da buttare il telecomando, la trovate sul bellisimo sito www.rxstrip.it. Insieme ai lavori di molti altri bravi fumettari della rete, RX ha trovato una suo spazio cartaceo sulla raccolta Strrrippit, con tre erre e due pi, edito nel 2007 da Grrrzetic editore.
Ma voi cosa state aspettando? Di corsa a farvi quattro risate con le storie di vita vissuta di RX, mentre qui in redazione fervono i preparativi per la nostra prossima puntata, che, annuncio ufficiale, sarà l’ultima di questa prima stagione di Bookmarks.

Quindi orecchio alla penna, perché la prossimavolta che ci leggerete\ascolterete su queste pagine o sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14), sarà l'ultima per un po' di tempo.

Quindi appuntamento a settimana prossima.
Fedeli alla linea ragazzi e leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






sabato 24 maggio 2008

Bookmarks, puntata 19 - 24 Maggio 2008


Cari amici del Garage Ermetico, salutate con entusiasmo il ritorno di Bookmarks, la pillola radiofonica senza controindicazioni, integratore di web-comic per il vostro intestino pigro.
Quindi pronti con un bel bicchierone d’acqua e check it out, let’s rock, give it away e tutte quelle frasi lì superfighe che direbbe un vj superfigo, perché per la terza volta la redazione ha deciso di espatriare e di prendere in esame un fumetto statunitense.

Dopo Dork Tower e Pvp, direttamente da oltreoceano, è il turno di Ctrl+alt+del, di Tim Buckley. Iniziamo con il dire che CAD non ha in comune con gli altri due soltanto la nazionalità, ma anche il tema di fondo, ovvero lo sguardo satirico e divertito su un gruppo di giovani irrecuperabili nerd. Fumetti e pc: di questo sono fatte le striscie on-line. Naturale quindi che i protagonisti e i realizzatori di queste opere ci parlino di universi spesso molto simili, e di comuni manie giovanili. Come moltissime web-strip nate negli ultimi anni Cad parla di videogiochi, la principale, dominante passione dell’autore e del suo protagonista, che risponde al nome di Ethan MacManus.

Definire Ethan un idiota è abbastanza riduttivo. Definirlo socialmente pericoloso è già meglio, per quanto incompleto. A dirla tutta è un maniaco compulsivo del joypad, delle consolle, di qualsiasi piattaforma per videogiochi. Pure fortunato, visto che finisce trovare lavoro in un negozio del settore, per farsi sopportare da un paziente amico in odore di santità e per inciampare nell’unica ragazza al mondo che potesse innamorarsi di lui.

Il primo dei due disgraziati è Lucas, programmatore informatico con la missione di tappare i buchi della mente malata di Ethan. Costretto a sopportare per anni le follie del suo coinquilino, si toglie grandi soddisfazioni sconfiggendolo sonoramente nei videogame di strategia, in cui gli è nettamente superiore. Se anche lui non fosse un giocatore appassionato, probabilmente si sarebbe da tempo gettato dalla finestra.

Destino a cui ogni giorno scampa per miracolo Lilah Monroe. Lilah si presenta sulla scena come un miraggio: insomma, le ragazze carine non giocano ai videogiochi no? Errore, perché questa morettina incredibilmente caparbia sogna di divenire una professional gamer: una giocatrice di professione. Sventurata, si innamora di Ethan. La beffa è che lui la corrisponde e a lei tocca gestirlo quotidianamente. Un impegno, capirete, ai limiti dell’esaurimento nervoso.

Se a qualcuno restassero dei dubbi, l’unico grande tema di CAD sono i videogiochi, con qualche incursione nei classici temi connessi all’argomento: Guerre stellari, Signore degli anelli, fumetti ed altri feticci classici dei nerd. L’ironia spietata ed esplosiva di Buckley spazia dalle situazioni impossibili in cui Ethan si caccia nella vita reale ai trip mentali in cui si immedesima con i protagonisti dei suoi giochi preferiti.

Con alle spalle quasi sei anni di storia, CAD ha subito un’evidente evoluzione soprattutto nei disegni, dalle prime caratterizzazioni grafiche molto standardizzate, ad una maggiore versatilità sia nel tratto che nelle colorazioni. Non vale la stessa cosa per lo stile narrativo. Buckley ripete da sempre la stessa formula ormai collaudata, che ormai gli calza a pennello. Lo salva dalla monotonia la leggerezza della serie. Diversamente dai suoi cugini John Kovalic e Scott Kurtz, Tim non ha grandi doti d’artista, non è in grado di calarsi in panni più seri ed impegnati e lo sa, pertanto si limita saggiamente a strappare la risata al lettore e mandarlo a casa contento.

Sua vera scelta di originalità è invece quella di gettarsi, udite udite, nell’animazione della sua web-strip. Ebbene sì, molte strisce di CAD sono state convertite in brevi cortometraggi che potete trovare su youtube e che, fino ad un paio d’ani fa, erano un appuntamento fisso per gli appassionati della serie, salvo poi interrompersi bruscamente quando gli episodi sono stati addirittura raccolti in DVD e messi in commercio.
La serie invece continua su www.ctrlaltdel-online.com, sito su cui è possibile ordinare i tre volumi antologici autoprodotti e pubblicati tra il 2004 ed il 2006.

Mi raccomando, ragazzi, non solo playstation,ma ogni tanto venite a divertirvi su queste pagine e sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

E via, anche per questa settimana è tutto. Noi della redazione, che continuiamo a sfidarci soltanto a Mario Bros e Puzzle-bubble, vi invitiamo come sempre a riascoltarci su http://ztrudel.blogspot.com. Voi, tra un torneo di Halo e l’altro, leggete tante strip.


Ascolta la puntata :