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martedì 6 ottobre 2009

Bookmarks Puntata 36 - 7 Febbraio 2009



Ehi, guardate chi è tornato a ronzarvi nelle orecchie? Quel mattacchione di Claudio è di nuovo alla conduzione di Bookmarks. Vi vedo già commossi all’ascolto delle vostre radio, armeggiare con i transistors, scaricare entusiasti le puntate e tutto ciò perché credevate di esservi liberati del sottoscritto. Spiacente di darvi questa cocente delusione, amici, ma eccomi qui per voi ad infarcire i vostri preferiti di web strip sempre più interessanti e divertenti.

E parlando di interesse e divertimento, quest’oggi voglio dare una bella mano di colori allegri ad un argomento troppo spesso serioso ed ammorbante: oggi infatti parliamo di università e di dottorandi. Avete presente quella razza oscura e misconosciuta, in bilico fra la condizione di studente e di lavoratore precario sfruttato, attaccata da tutti i fronti e costretta ad inseguire mezzo mondo per una borsa di studio o un assegno di ricerca? Ebbene, sono proprio loro i protagonisti di Phd Comics, la strip di oggi.

Innanzitutto dovete sapere che la sigla phd, altro non è che il nome anglosassone del nostro dottorato, abbreviazione di Philosophiae Doctor, in latino. Con un simpatico gioco di iniziali però, nel nostro caso significa Piled, Higher and Deeper, cioè, in una traduzione un po’ libera, impilato, più altro e più difficile. Probabilmente Jorge Cham, autore della serie, ha scelto queste tre magiche paroline pensando alla sua esperienza di dottorando in ingegneria all’università Californiana di Stanford, teatro delle vicende del suo comic, e riferendosi al lavoro a volte ingrato a volte pigro di questa categoria di aspiranti ricercatori.

Ma veniamo ai quattro protagonisti che compongono l’inossidabile gruppo di Phd Comic.
L’eroe della serie è curiosamente senza nome. Ha due occhialetti da intellettuale, un’aria sempre seria e rassegnata ed affronta le classi di studenti e le sfuriate dei professori con un misto di fatalismo ed incrollabile forza d’animo. Sogna finalmente di portare a termine la sua tesi di dottorato e trova conforto ed apoggio nei suoi indispensabili amici.

Il più indispensabile dei quali è forse Mike Slackenerny. Mike è un genio: è brillante fino ad accecarvi con la sua lucida intelligenza. Il problema è che è probabilmente l’uomo più pigro del pianeta. Forse tutto è troppo facile per lui e nulla vale la pena di un impegno minimamente serio. Mike è quindi una di quelle figure mitologiche che abitano gli atenei per anni ed anni, bivaccando nei corridoi senza mai riuscire a laurearsi, o, in questo caso, a prendere il dottorato.

Cecilia, anche lei ingegnere in via di phd, ha passato una vita a negare di essere una nerd. Ora che ha smesso, la vediamo felice e contenta condurre le sue ricerche complicatissime su oscuri segreti dell’informatica, festeggiare in estasi ogni volta che sconfigge un baco del suo pc e lasciare che tecnologia discutibilmente utile invada senza pietà la sua stanza. Figlia di un grande professore, avrebbe terminato la sua tesi e potrebbe conseguire il dottorato, ma qualcosa nella sua testa le impedisce invariabilmente di terminare gli studi. Saranno gli effetti della montagna di cioccolato che consuma quotidianamente

Quarta ed ultima componente di questo gruppo di giovani accademici è Tajel, l’unica studentessa di materie umanistiche della serie. Comprensiva, disponibile, intelligente, Tajel è sempre in cerca di qualcosa di nuovo per cui protestare, di un motivo per mobilitare i suoi compagni in corteo o una ragione per scuotere le coscienze sopite di studenti oberati di lavoro e preoccupati dagli esami. In bocca al lupo Tajel.

Attraverso questi quattro personaggi che evidentement ama alla follia, Jorge Cham racconta la quotidianità di una condizione molto molto particolare, una sorta di limbo tra l’età adulta del lavoro e quella giovanile dello studio. Il dottorato, se da un lato è il nemico da affrontare tutti i giori, dall’altro è un modo come un altro per rimandare la decisione su cosa si voglia fare da grandi senza rimanere nel frattempo con le mani in mano. Il tutto descritto con la sana e partecipata ironia di chi attraverso questa esperienza ci è passato e sa bene quanta fatica comporti, ma anche quanto tempo lasci all’ozio e alla possibilità di coltivare le proprie passioni, anche quelle più assurde e soprattutto di rimandare, rimandare, rimandare gli impegni, fino a quando non sarà quasi troppo tardi e ci si troverà a rincorrere senza fiato la scadenza di turno.

Cham, che ha iniziato a disegnare e scrivere la serie nel 1997, suo primo anno di phd, ha un umorismo di grande intelligenza e quasi sempre privo di sarcasmo, mai troppo spietato ed in qualche modo sempre compassionevole. I suoi miglioramenti come sdisegnatore sono costanti e notevoli. Dalle semplicissime vignette incerte e bidimensionali degli esordi, si è rapidamente passati ad un uso dei chiaroscuri al computer sempre più consapevole, fino all’odierna sapiente gesione della tavola e, nel 2003, all’invasione del colore.

Questa serie da indaffarati perdigiorno la trovate all’indirizzo www.phdcomics.com, che ovviamente vi consigliamo di visitare al più presto, così come vi suggeriamo di seguirci ancora settimana prossima sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).


Ascolta la puntata :






Bookmarks Puntata 34 - 13 Dicembre 2008



E’ quasi Natale, amici. Ve ne sarete resi conto dalla neve, dalle nostre città così luminescenti, dalle temperature ure ure, dalla pubblicità del panettone che già non se ne può più. Alcuni di voi se ne saranno accorti anche da quel senso di vago smarrimento malinconico, di cui solitamente soffrono in questo periodo le moltissime persone che non amano i periodi di festa e che non riescono a farsi coinvolgere dallo spirito natalizio.

Ma c’è qualcuno, o sventurati individui accerchiati da babbi natali arrampicatori e renne dal naso rosso, che pensa a voi: la redazione di Bookmarks. La recensione di oggi infatti vi parla di una strip lontana anni luce dal buonismo ad orologeria delle feste, che sicuramente vi scalderà il cuore, spazzando via, con la sua spietata cattiveria, le strofe di Jingle Bells e Silent Night.

E si capisce già dal titolo che Aaron Johnson ha voluto dare alla sua strip: What the duck.
Ok, vorrei tranquillizzare gli anglofoni e spiegare a chi non parla inglese. Ho detto Duck, non fu…ehm. Insomma, se non si è capito, non ho detto quella parolaccia di quattro lettere che inizia per effe. Calmi, è solo un gioco di parole. Duck, ho detto Duck, come Duffy Duck, Donald Duck. Come anatra insomma. Comunque, è chiaro no? What the duck fa il verso ad un’espressione colorita che in inglese suona come da noi suonerebbe l’esclamazione “ma che ca…volo”.

Cosa c’entrano le anatre? Beh, Johnson, per curiosi ed oscuri motivi noti solo a lui, ha scelto questi animaletti come protagonisti della sua strip, per raccontarci le assurdità, le cattiverie, le situazioni del suo lavoro. Visto che Aaron è da molti anni un fotografo professionista, i personaggi di What the duck sono volatili piccoli e tozzi con la loro fida digitale a tracolla, la loro passione per il fotoritocco, le loro difficoltà a trovare un lavoro. Un esercito di anatre-fotografo che si arrabatta tra le sedi delle case editrici, laboratori di fotografia e redazioni di giornali. Da un lato le anatre, o i fotografi, dall’altro gli uomini, cioè il resto del mondo: clienti, datori di lavoro, passanti, vittime innocenti.

In questo curioso ambiente, noi seguiamo da vicino l’esistenza di un particolare individuo dal piumaggio grigio chiaro, dalla bocca tagliente come un rasoio e dai pochi scrupoli. Un cinico bastardo dal sarcasmo facile e con la battuta sempre pronta, disposto a distruggere verbalmente chiunque gli capiti a tiro: dall’assistente sfigato alla modella presuntuosa, dal cliente petulante agli innocenti ed ignari passanti. Cercando ovviamente di guadagnarci qualcosa, di piazzare a qualcuno le proprie fotografie o di farsi pagare per i servizi resi.

In questo contesto Aaron Johnson si muove con grandissima libertà, mettendo le sue notevoli doti di umorista al servizio delle più diverse situazioni comiche. Se ovviamente a volte fa riferimento al mondo della fotografia, raccontando storie famigliari agli appassionati e ai maniaci dello scatto perfetto, di solito si limita a sfruttare la situazione di base per mettere in mostra la sua colossale cattiveria. Il suo forte infatti è quello che un professore di letteratura inglese chiamerebbe witty language, il dialogo sarcastico e spietato, l’insulto velato ed intelligente che mette in ridicolo una persona o un ambiente, a volte per rivelarne le contraddizioni, a volte per il semplice gusto della cattiveria gratuita.

Il che permette alla serie di mantenere un’assoluta semplicità sotto tutti i punti di vista. I personaggi sono tutti anonimi, a partire dal protagonista, e privi di qualunque caratterizzazione grafica. A distinguere il nostro anti eroe dai suoi colleghi è soltanto il colore delle piume. Gli esseri umani che compaiono nella serie, un po’ come gli invisibili adulti dei Peanuts, non mostrano mai il loro volto, di volta in volta tagliato dall’inquadratura bassa della vignetta (ad altezza anatra) o coperto provvidenzialmente dai baloon. Quel che resta sono grasse risate, condite dall’inconfondibile tocco di malignità che tanto ci piace in questa serie.

E non soltanto a noi, a quanto pare, visto che da qualche settimana, oltre che sul sito ufficiale www.whattheduck.net, la strip di Aaron Johnson la trovate anche sul portale fumettistico www.comicus.it, dove ha preso il posto di Lycurgus, web comici di cui vi parlammo l’anno scorso, grazie alle traduzioni e gli adattamenti di Frank was here e alla collaborazione di AlienPress, lodevole editrice di fumetti on-line.

E’ tutto? Ebbene sì, abbiamo finito. Vi rinnoviamo come sempre l’invito a seguirci settimana prossima sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Ricordatevi che a Natale siamo tutti più malvagi e leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






venerdì 5 dicembre 2008

Bookmarks Puntata 29 - 8 Novembre 2008



Che noia. Oh, ma che noia.
In questo periodo non succede proprio nulla, non trovate? Si fatica a trovar qualcosa di cui parlare. Cos’è poi mai successo a Lucca, lo scorso week end? C’erano per caso ospiti interessanti? Ho forse stretto la mano a John Romita jr.? Il mio capo, Davide Morando, lo ha per caso intervistato ricevendo pure un disegno in regalo, rendendomi livido d’invidia? Eh? E poi anche in generale nel mondo, è calma piatta o sbaglio? Sento cantare in continuazione quella canzone sul Papa Nero dei Pitura Fresca, ve la ricordate? La portarono anche a San Remo. Non so…sarà successo qualcosa. Qualcuno sa per caso come sono finite le elezioni Usa?

Per fortuna c’è Bookmarks, che settimanalmente provvede a darvi materiale per accesi dibattiti tipo: ci indispettisce più la erre moscia del conduttore o la sua assoluta mancanza di meriti e competenze? O ancora: meglio incolpare Laura o Andrea per la presenza di questo fastidioso figuro nel loro programma? E quale, quale il ruolo di Francesco? Calma, calma, la discussione potrà riprendere tra qualche minuto, quando avremo finito di parlarvi della strip odierna, e, vedrete, non sarà il più semplice degli argomenti.

Quest’oggi infatti vi parliamo di Xkcd, cioè, ìcs, kappa, ci di, per dirla all’italiana. Non affannatevi a cercare corrispondenze, a supporre acronimi. Per ammissione dell’autore stesso queste quattro lettere non hanno alcun significato, e questo è solo il primo dei bastonii che Rundall Munroe ha voluto mettere fra le ruote dei recensori della sua opera.

Ne volete un altro? Beh, Munroe non è un disegnatore. O meglio, nel mondo dei comic sarebbe ciò che si definisce un pessimo disegnatore, una ciabatta, una zampa di gallina. Non raggiunge neanche di striscio un livello che si possa definire professionale, nemmeno rifugiandosi in uno stile caricaturale o personale. Basta un’occhiata ad una qualsiasi delle sue vignette, per rendersi conto della sua piena consapevolezza di questa situazione. Xkcd è infatti un capostipite delle stick strip, ovvero di quelle web-strip che hanno per protagonisti omini a bastoncino, di quelli che tutti noi abbiamo disegnato dai tre ai sei anni. Quindi via, altro argomenti tipico da recensione da barrare. Mica possiamo parlarvi più di tanto del tratto, dello stile, dell’evoluzione della tecnica. Insomma, sono omini a bastoncino.

Ci stavamo quasi dimenticando di avvertirvi che Xkcd non è una serie. Non ci sono storyline, non ci sono protagonisti. Ogni tavola o vignetta fa storia a sé e non ci sono schemi riconoscibili. Ogni tanto ci troviamo di fronte a singole scene, ogni tanto a tavole strutturate. A volte si tratta di dialoghi, a volte non ci sono parole. Non c’è griglia ricorrente né tendenze riconoscibili.

Alcuni di voi, mi rendo conto si staranno chiedendo di che cavolo parla questo Xkcd e perché mai merita di essere recensito. I testi. I testi di questo fumetto sono un capolavoro, cari ascoltatori. Più in generale la carica ironica e la profondità del loro autore rendono un web-comic così atipico ed apparentemente insignificante, una vera perla dell’umorismo intelligente. Vi bastino un paio di coordinate: Randall Munroe è un ex scienziato della Nasa, che a scuola e sul lavoro scarabocchiava nelle pause. Si divertiva a fare i suoi fumettini colmi di sarcasmo su qualunque argomento della vita quotidiana. La sua ovviamente. E com’è l’esistenza di tutti i giorni di uno scienziato? Non dissimile da quella di chiunque altro, se non che, ogni tanto, e senza soluzione di continuità, irrompono gli argomenti del suo lavoro. La matematica, la fisica, la teoria dei quanti, l’unoverso a stringhe. Queste cose qui insomma.

Munroe, un bel giorno del 2005 decide di prendere i suoi taccuini e di scannerizzare i suoi scarabocchi. Mette in rete questo materiale assolutamente spontaneo e riceve un tale riscontro dai lettori che con il tempo decide di proseguire la cosa, di dedicargli un po’ di impegno e di progettazione. Nasce così la sua strip che lui stesso definisce come un “webcomic sul romanticismo, sul sarcasmo, sulla matematica e sul linguaggio”. In pratica su tutti gli argomenti possibili ed immaginabili.

Munroe scherza sulla filosofia e sulla scienza, sull’amore e sui rapporti umani, sulla politica e l’informatica. E’ un vulcano spontaneo di ironia pungente ed imprevedibile ed usa al meglio tutte le frecce al suo arco. Incredibilmente, di fronte ad una tale varietà di argomenti, la povertà del suo stile grafico è una risorsa in più. I suoi stickmen non sono caratterizzati, non hanno faccia né identità. Potrebbero essere chiunque, dei prototipi di umanità, degli Everymen del ventunesimo secolo che osservano un universo complesso e lo interpretano attraverso la lente della contraddizione e dell’assurdo, ridendone a crepapelle.

Noi siamo conquistati ed ammirati da questo web-comic del tutto particolare e stravagante, non a caso votato come migliore strip-blog del 2007 dagli utenti di weblogawards.org. Se siete curiosi di capire come mai correte sul sito www.xkcd.com a fare la conoscenza di Randall Munroe e del suo mondo a due dimensioni. Nel lasciarvi e nel darvi appuntamento a settimana prossima vi ricordiamo di ascoltarci sempre qui e sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Non diventate troppo intelligenti e leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






Bookmarks Puntata 28 - 1 Novembre 2008




Oooooooooooooh? L'eco. Lo sapevo. Ma chi vogliamo prendere in giro. Non c'è nessuno ad ascoltare Bookmarks oggi. Sono tutti a Lucca Comics & Games Yeah! Dobbiamo rassegnarci ad essere ignorati. A parlare al vento. A predicare al deserto. A far comizi ai palmizi. Non gioca più a nostro favore neppure il qui pro quo sull'argomento strip. Ormai lo sanno tutti che qui nessuno si spoglia. Ed è un peccato, col fisicaccio che abbiamo qui in redazione.

Possiamo solo guardare a chi sta peggio. Ecco, laggiù ad esempio, di fianco alla fotocopiatrice. Sì, proprio lui, Max. Lui si che è uno sfigato. Sapete quel tipo di persona inutile, di cui ci si accorge solo inciampandovi sopra? Max conosce bene la sensazione d'essere ignorati. Ne ha fatto quasi una ragione d'essere. Ad esempio: non è lì per caso. Ogni giorno aspetta di fronte alla focopiatrice che passi la bella Sara. No, non è la sua ragazza. Andiamo. Ce lo vedete? E' solo la ragazza più bella della facoltà. Lui tenta sempre di attirare le di lei attenzioni, con complimenti, timide proposte, o anche con un banale: Ciao.
Sara continua stoicamente ad ignorarlo, anche se sarebbe più semplice deriderlo. E, bisogna dargliene atto, gli fa quasi un favore visto che è l'unica che non lo deride.

Max non vive a casa, per fortuna nostra, e dei suoi genitori. Non che la sua presenza sia per loro questo grande problema. Più un fastidioso e persistente ronzio, che si tenta di ignorare con tutte le forze. Ora che è all'università però la cosa non li riguarda più. Che ci pensi il suo nuovo coinquilino, di cui non conosciamo nome o fattezze. E lui ci pensa, credetemi. Fin troppo. Non perde occasione per trovare nuovi modi di umiliare Max, salvo poi trovare insopportabile ogni momento che non passa in casa con il suo capro espiatorio preferito.

Per fortuna che c'è Felix. No, non il surreale gatto nero di Otto Messmer. Felix il miglior amico di Max. Quello sempre sulla moto, sapete? Ecco. Giusto un po' materialista, per carità, ma almeno riesce a non infierire su Max. Non più di tanto almeno. Betta è forse l'unica che ha sempre una buona parola. Peccato che sia un po' che non si fa vedere. E peccato che, oggettivamente, sia un cesso.

Questi sono grossomodo tutti i personaggi principali di E.S.U. Ente Studi Universitari, la strip, ci auguriamo non autobiografica, ideata nel 2000 da Carlo Coratelli e Davide Zamberlan. Come avrete capito la serie ruota interamente intorno al suo protagonista, frustrato studente universitario sempre alle prese con una vita che lo deride ingiustamente. A detta sua. Un Charlie Brown un po' cresciuto, che non è riuscito a far tesoro degli anni in più, ritrovandosi intrappolato nelle sue manie di persecuzione e bersaglio di chiunque incroci la sua strada.

Il tratto utilizzato da Zamberlan per questa serie è più rotondo, quasi superdeformed, rispetto a quello con cui realizza Il Vecio della Montagna, la sua strip più famosa. Nelle sue strisce Charlie Brown incontra lo sfigatissimo Ataru Moroboshi, co-protagonista di Lamù (Urusei Yatsura), famosa serie della regina del manga Rumiko Takahashi, non a caso autore feticcio dello stesso Zamberlan. Dal 2006 è però Eros Righetti il disegnatore ufficiale della serie, dopo l'abbandono del suo co-creatore. I testi invece, gli abissi di sfiga in cui settimanalmente ripiomba il povero Max, sono e rimangono del vulcanico Carlo Coratelli, giornalista e critico di settore ed instancabile carnefice di occhialuti universitari.

Esu ha peregrinato su diverse pubblicazioni, cartacee e non. Da Il Giornale dei fumetti di Free Comics Club, a Cronache di Topolinia, la pro-zine edita dall'associazione culturale Alex Raymond. Da BE Side, di Cagliostro EPress, a Cartaigenicaweb, forse la più famosa webzine italiana dedicata alle strip. Il suo traguardo più grosso l'ha però raggiunto con i due albi monografici E.S.U.- 2 Anni di Strisce e E.S.U.- Ente Studi Univeristari, sempre pubblicati dall'associazione culturale Alex Raymond. Se però le spese lucchesi hanno già asciugato il vostro conto in banca, potete sempre consolarvi leggendo le strip pubblicate ogni settimana su esulastriscia.splinder.com oppure ogni mese all'interno del nuovo numero di Cartaigienicaweb, scaricabile dal sito www.cartaigienicaweb.it

Ed ora non fate quelle facce dispiaciute, su. Anche se ci state leggendo, o sentendo, con qualche giorno di ritardo vi perdoniamo. In fondo nemmeno noi eravamo qui sul serio. Essì fedeli ascoltatori, siamo in differita. E, già che ci siamo, Babbo Natale non esiste. In questo momento saremo probabilmente a rincorrere John Romita Junior, per le vie di Lucca, nella speranza che ci autografi il petto. Così da poterlo mostrare al prossimo spogliarello qui, tra una settimana, oppure sul nostro blog ztrudel.blogspot.com e magari con la cronaca radio sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Voi, mi raccomando, leggete tante strip.



Ascolta la puntata :






mercoledì 29 ottobre 2008

Bookmarks Puntata 25 - 11 Ottobre 2008




Cari fratelli e care sorelle, è inutile che vi lamentiate adesso. Duemila anni, sono duemila anni che vi viene ripetuto e voi niente, non ci avete creduto. Visto? Chi aveva ragione? Chi aveva ragione? Avete voluto credere nel profitto, nel guadagno, nel lavoro, nel denaro? Il Dio Denaro? E adesso che c’è la crisi, è inutile, ve lo possiamo sventolare in faccia che i soldi sono nulla, scompaiono e l’unico valore eterno, immutabile sono le Web-strip. (AMEN FRATELLO!)

E così, invece di affannarvi con i futures e le obbligazioni, fareste meglio a darci retta ed ascoltarci attentamente. Anche perché la serie che andiamo ad analizzare adesso adesso, rischia di tornarvi utile per davvero, ammesso che tenga fede al suo sottotitolo. L’ospite di questa puntata di Bookmarks è infatti Zorflick.

Ah, volete sapere il sottotitolo? “Come essere felici nonostante se stessi anche adesso che siamo arrivati ai trenta e la festa è finita”

A questo punto i miei venticinque ascoltatori si saranno divisi in due grandi fazioni: quelli che hanno passato i trenta, che sono indecisi tra il maledirmi e lo spegnere la radio intristiti e quelli che ancora no, la festa non l’hanno finita, tentennanti fra il pensare malinconici al futuro e lo sbeffeggiare la generazione precedente. Beh, a noi sembra di avere un ottimo consiglio per tutti: andatevi a leggere Zorflick e vedrete che vi si risolleverà il morale.

Per spiegare Zorflick bisogna partire da Lui, il suo autore. E Lui è Lui in senso stretto, pronome personale obliquo reso nome d’arte da Matteo, bergamasco web-designer che nel 2004 ha iniziato a mettere in rete i suoi lavori, ma che sostiene di disegnare da sempre e fare fumetto sin dalla notte dei tempi. Se Lui è l’autore, Theo è il protagonista della serie, cioè la metà che non scrive e disegna, ma si limita a vivere nel mondo reale. Se così possiamo definirlo.

Sì, perché nel mondo di Zorflick pare proprio che non ci sia poi molto di normale. Da un lato infatti ci sono gli amici di Matteo, ragazzi del tutto normali, magari un po’ fanfaroni ed illusi come Mirko, oppure appena appena gonfiati nella loro competenza tecnologica, come Lillo che ha due servitori cibernetici, o ancora leggermente fantasiosi come Morak, che incidentalmente è un vampiro.
Dall’altro lato ci sono quelli strani davvero, come Pasola, piccolo mutante sanguinario, frutto di esperimenti malriusciti e Zorflick, non altri che il gatto peluche parlante di Matteo, voce della ragionevolezza e per questo inascoltato. E la lista potrebbe continuare a lungo con Andrea, fratello di Theo, o con il Criceto di natale, piccola ed innocente vittima di Pasola, ma rischieremmo di finire domattina, e Laura ed Andrea ci tengono alla seconda parte del Garage Ermetico.

Sta di fatto che questa pletora di personaggi, molti dei quali apparentemente ispirati a persone fisiche esistenti, è protagonista delle più disparate vicende. Lui infatti gioca con la narrazione a più livelli, senza farsi mancare assolutamente nulla. Dalla striscia di tono colloquiale, finalizzata alla battuta scema, alle vere e proprie saghe lunghe, con intenti di parodia del fumetto d’avventura, di fantascienza o d’azione.

Non ci stupiremmo se dopo questa breve presentazione vi sentiste leggermente disorientati. Non ci si può far nulla, Zorflick è così: accoglie dentro di sé il materiale fumettistico più disparato e lo mette in mano ad un trentenne mai cresciuto fino in fondo, che ci si diverte un po’ come capita ed un po’ come gli viene, senza preoccuparsi troppo della sua coerenza generale. Definire la serie in maniera univoca è perciò impossibile, ma basta avere un minimo di coraggio per entrarci dentro ed innamorarsene, guidati soprattutto dall’affetto per il gruppo di amici che ne è protagonista, vera forza unificante di questo web-comic, e dall’umorismo autoironico ed un po’ bastardo di Lui.

Il quale, particolare non da poco, è anche un ottimo disegnatore, uno di quelli che ha evidentemente sudato sui fogli. Lo dimostrano la versatilità del suo tratto, divenuto sempre più pulito con il passare del tempo, e la varietà di effetti di chiaroscuro con cui Lui gestisce la scena, usando tutti gli strumenti del campo, dal retino al tratteggio, fino ai grigi sfumati della colorazione al computer. E a proposito di colori non si può non citarne l’originalità, utilizzati con parsimonia per sottolineare particolari o caratteri tipici di alcuni personaggi.

In conclusione: se anche voi come Lui, non avete alcuna voglia di diventare grandi, qualunque sia la vostra età, correte sul sito zorflick.com ed immergetevi nelle atmosfere liberamente folli di questo divertente fumetto, che rischiate di trovare anche in fumetteria in due diversi volumi: Zorflick – Per chi suona la campana e Zorflick – Prendila come viene amico. Il primo edito da Shockdom, ed il secondo da Associazione altrove, due meritevoli iniziative che riuniscono alcuni dei migliori web-stripper italiani.

Invitandovi a cercarle entrambe in rete e a venirci a riascoltare su ztrudel.blogspot.com e a tenere d'occhio le frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14) vi salutiamo come di consueto: leggete tante strip.


Ascolta la puntata :