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giovedì 5 novembre 2009

bookmarks Puntata 38 - 21 Febbraio 2009



Ignaro ascoltatore, nello scrivere queste mie ultime righe, ci tengo a farti sapere che io ero all’oscuro della minaccia che avrei scatenato sul mondo. Anche adesso che il mio destino sta per reclamare la mia caduta, nel delirio che mi minaccia, mantengo lucido il ricordo. Quando mi parlarono di Bookmarks, la trasmissione che porta nelle case degli italiani le migliori web-strip nazionali ed internazionali, mi incuriosii molto, mi interessai all’argomento, mi inoltrai lungo un sentiero che credevo divertente e stimolante e che mai e poi mai mi era parso portatore di pericoli così inenarrabili, di disastri di tale portata.

E dunque ho cercato, settimana dopo settimana, web-comic sempre migliori, autori sempre più interessanti, sicuro di portare conoscenza e divertimento, di nutrire le coscienze, di appagare i cuori. Ah, follia. Potessi ora tornare indietro e strapparti, maledetto cavo del mouse che mi ha trascinato alle pagine elettroniche di una così funesta strip. Ma è tardi ormai, non posso sfuggire oltre al mio cammino.

Unspeakable Vault of Doom. Questo il titolo. Significa Innominabile Antro del Fato, e dentro vi si nascondono i mali occulti del nostro universo. Il suo autore infatti è un francese, Francois Launet, che evidentemente deve aver divorato ed amato, in gioventù, i libri splendidi e terribili di H.P. Lovecraft, geniale ed inquietante maestro della letteratura horror, il cantore della catastrofe e della follia.

Questo Launet già disegnatore di successo per una casa editrice tedesca, un infausto giorno dell’anno domini 2003, ha deciso di tradurre questa sua passione in striscie umoristiche i cui personaggi fossero le terrificanti divinità malvagie e mostruose creature che popolano i romanzi di Lovecraft, i Grandi Antichi del Necronomicon. Giganteschi mostri adorati da cultisti sottomessi e da antiche civiltà perdute, cantati in empie pergamene e tomi proibiti.

Il più temibile e famoso è Chtulhu, verde colosso dalla testa di polipo, nemesi della vita di tutto l’universo, divoratore di cultisti ingannati e stupidi, nonché pigro giocherellone. Sento già il suo tocco umido afferrare la mia anima e l’alito della sua immensa bocca pronta ad ingurgitarmi. Profuma di mele cotogne.

I suoi amici rispondono ai nomi sacrileghi di Nyarly, un tentacolo con braccia e gambe che instilla paura nei cuori per conquistare mondi, spingendosi fino a fare BUH da dietro gli angoli; Dagoon, padrone degli abissi, uomo pesce strabico come un pesciolino rosso con i suoi menhir sempre appresso; Shubby l’informe divinità con le corna d’ariete, sempre triste perché nessuno mai lo evoca nel mondo dei mortali. E con essi molti altri: i gelatinosi ed informi Shoggi, Tindaloo il cane cosmico, Ygo, il dio senza testa.

Sento crescere la tua inquietudine, sfortunato ascoltatore. So che tremi abbracciato alla tua radiolina, ma questo è niente. Vuoi sapere cos’è davvero spaventoso? E allora fatti un giro, se sei folle abbastanza, sul sito www.macguff.fr/goomi/unspeakable, e scopri come si può mettere in ridicolo la singolare condizione di un dio onnipotente e spietato, giocando con il suo smisurato potere, la sua fame di vittime e sacrifici, e riducendolo ad un infantile e simpatico personaggio che scambia i sottomarini colmi di esseri umani per confezioni di cetrioli in scatola, che gioca con Superman come se fosse un pupazzo, e che si mette in ridicolo per il tuo piacere e spasso, finchè anche tu come me non sarai dannato, ormai preso nella trappola, anche tu un adoratore di questi esseri cosmici buffamente spietati.

Launet, illustratore davvero notevole che si fa chiamare con il nome d’arte Goomi, ha un senso dell’umorismo vario e spesso esplosivo. Gioca con i suoi personaggi senza pregiudizi, costruendo la battuta facendo leva sulla loro natura di entità cosmiche e sovrapponendo ad essa una personalità ora ingenua e bambinesca, ora simile a quella di tutti noi. Riesce in pratica a dare un tono di quotidianità a questi esseri catastrofici e terribili.

Grandissimo contributo al successo della serie viene dallla splendida caratterizzazione grafica di Launet, che ha un tratto morbido morbido che usa per far risultare teneri e pupazzosi i suoi mostri, ispirando simpatia irresistibile al primo sguardo ed amplificando il contrasto tra l’immagine macabra di Chtulhu che consuma una manciata di persone a colazione e la comicità della battuta di turno.

Ma ora ecco, sento la temperatura della stanza calare bruscamente, sono perduto. La mia mente vacilla. Possano le mie estreme memorie esserti utili, impotente viandante. Salvati tu che ancora puoi, seguendoci settimana prossima sulle frequenze del salvifico Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14), rileggendo ed ascoltando le pie puntate di Bookmarks sul blog ztrudel.blogspot.com e soprattutto leggendo tante strip. Addio.



Ascolta la puntata :






martedì 6 ottobre 2009

Bookmarks Puntata 34 - 13 Dicembre 2008



E’ quasi Natale, amici. Ve ne sarete resi conto dalla neve, dalle nostre città così luminescenti, dalle temperature ure ure, dalla pubblicità del panettone che già non se ne può più. Alcuni di voi se ne saranno accorti anche da quel senso di vago smarrimento malinconico, di cui solitamente soffrono in questo periodo le moltissime persone che non amano i periodi di festa e che non riescono a farsi coinvolgere dallo spirito natalizio.

Ma c’è qualcuno, o sventurati individui accerchiati da babbi natali arrampicatori e renne dal naso rosso, che pensa a voi: la redazione di Bookmarks. La recensione di oggi infatti vi parla di una strip lontana anni luce dal buonismo ad orologeria delle feste, che sicuramente vi scalderà il cuore, spazzando via, con la sua spietata cattiveria, le strofe di Jingle Bells e Silent Night.

E si capisce già dal titolo che Aaron Johnson ha voluto dare alla sua strip: What the duck.
Ok, vorrei tranquillizzare gli anglofoni e spiegare a chi non parla inglese. Ho detto Duck, non fu…ehm. Insomma, se non si è capito, non ho detto quella parolaccia di quattro lettere che inizia per effe. Calmi, è solo un gioco di parole. Duck, ho detto Duck, come Duffy Duck, Donald Duck. Come anatra insomma. Comunque, è chiaro no? What the duck fa il verso ad un’espressione colorita che in inglese suona come da noi suonerebbe l’esclamazione “ma che ca…volo”.

Cosa c’entrano le anatre? Beh, Johnson, per curiosi ed oscuri motivi noti solo a lui, ha scelto questi animaletti come protagonisti della sua strip, per raccontarci le assurdità, le cattiverie, le situazioni del suo lavoro. Visto che Aaron è da molti anni un fotografo professionista, i personaggi di What the duck sono volatili piccoli e tozzi con la loro fida digitale a tracolla, la loro passione per il fotoritocco, le loro difficoltà a trovare un lavoro. Un esercito di anatre-fotografo che si arrabatta tra le sedi delle case editrici, laboratori di fotografia e redazioni di giornali. Da un lato le anatre, o i fotografi, dall’altro gli uomini, cioè il resto del mondo: clienti, datori di lavoro, passanti, vittime innocenti.

In questo curioso ambiente, noi seguiamo da vicino l’esistenza di un particolare individuo dal piumaggio grigio chiaro, dalla bocca tagliente come un rasoio e dai pochi scrupoli. Un cinico bastardo dal sarcasmo facile e con la battuta sempre pronta, disposto a distruggere verbalmente chiunque gli capiti a tiro: dall’assistente sfigato alla modella presuntuosa, dal cliente petulante agli innocenti ed ignari passanti. Cercando ovviamente di guadagnarci qualcosa, di piazzare a qualcuno le proprie fotografie o di farsi pagare per i servizi resi.

In questo contesto Aaron Johnson si muove con grandissima libertà, mettendo le sue notevoli doti di umorista al servizio delle più diverse situazioni comiche. Se ovviamente a volte fa riferimento al mondo della fotografia, raccontando storie famigliari agli appassionati e ai maniaci dello scatto perfetto, di solito si limita a sfruttare la situazione di base per mettere in mostra la sua colossale cattiveria. Il suo forte infatti è quello che un professore di letteratura inglese chiamerebbe witty language, il dialogo sarcastico e spietato, l’insulto velato ed intelligente che mette in ridicolo una persona o un ambiente, a volte per rivelarne le contraddizioni, a volte per il semplice gusto della cattiveria gratuita.

Il che permette alla serie di mantenere un’assoluta semplicità sotto tutti i punti di vista. I personaggi sono tutti anonimi, a partire dal protagonista, e privi di qualunque caratterizzazione grafica. A distinguere il nostro anti eroe dai suoi colleghi è soltanto il colore delle piume. Gli esseri umani che compaiono nella serie, un po’ come gli invisibili adulti dei Peanuts, non mostrano mai il loro volto, di volta in volta tagliato dall’inquadratura bassa della vignetta (ad altezza anatra) o coperto provvidenzialmente dai baloon. Quel che resta sono grasse risate, condite dall’inconfondibile tocco di malignità che tanto ci piace in questa serie.

E non soltanto a noi, a quanto pare, visto che da qualche settimana, oltre che sul sito ufficiale www.whattheduck.net, la strip di Aaron Johnson la trovate anche sul portale fumettistico www.comicus.it, dove ha preso il posto di Lycurgus, web comici di cui vi parlammo l’anno scorso, grazie alle traduzioni e gli adattamenti di Frank was here e alla collaborazione di AlienPress, lodevole editrice di fumetti on-line.

E’ tutto? Ebbene sì, abbiamo finito. Vi rinnoviamo come sempre l’invito a seguirci settimana prossima sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Ricordatevi che a Natale siamo tutti più malvagi e leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






venerdì 5 dicembre 2008

Bookmarks Puntata 29 - 8 Novembre 2008



Che noia. Oh, ma che noia.
In questo periodo non succede proprio nulla, non trovate? Si fatica a trovar qualcosa di cui parlare. Cos’è poi mai successo a Lucca, lo scorso week end? C’erano per caso ospiti interessanti? Ho forse stretto la mano a John Romita jr.? Il mio capo, Davide Morando, lo ha per caso intervistato ricevendo pure un disegno in regalo, rendendomi livido d’invidia? Eh? E poi anche in generale nel mondo, è calma piatta o sbaglio? Sento cantare in continuazione quella canzone sul Papa Nero dei Pitura Fresca, ve la ricordate? La portarono anche a San Remo. Non so…sarà successo qualcosa. Qualcuno sa per caso come sono finite le elezioni Usa?

Per fortuna c’è Bookmarks, che settimanalmente provvede a darvi materiale per accesi dibattiti tipo: ci indispettisce più la erre moscia del conduttore o la sua assoluta mancanza di meriti e competenze? O ancora: meglio incolpare Laura o Andrea per la presenza di questo fastidioso figuro nel loro programma? E quale, quale il ruolo di Francesco? Calma, calma, la discussione potrà riprendere tra qualche minuto, quando avremo finito di parlarvi della strip odierna, e, vedrete, non sarà il più semplice degli argomenti.

Quest’oggi infatti vi parliamo di Xkcd, cioè, ìcs, kappa, ci di, per dirla all’italiana. Non affannatevi a cercare corrispondenze, a supporre acronimi. Per ammissione dell’autore stesso queste quattro lettere non hanno alcun significato, e questo è solo il primo dei bastonii che Rundall Munroe ha voluto mettere fra le ruote dei recensori della sua opera.

Ne volete un altro? Beh, Munroe non è un disegnatore. O meglio, nel mondo dei comic sarebbe ciò che si definisce un pessimo disegnatore, una ciabatta, una zampa di gallina. Non raggiunge neanche di striscio un livello che si possa definire professionale, nemmeno rifugiandosi in uno stile caricaturale o personale. Basta un’occhiata ad una qualsiasi delle sue vignette, per rendersi conto della sua piena consapevolezza di questa situazione. Xkcd è infatti un capostipite delle stick strip, ovvero di quelle web-strip che hanno per protagonisti omini a bastoncino, di quelli che tutti noi abbiamo disegnato dai tre ai sei anni. Quindi via, altro argomenti tipico da recensione da barrare. Mica possiamo parlarvi più di tanto del tratto, dello stile, dell’evoluzione della tecnica. Insomma, sono omini a bastoncino.

Ci stavamo quasi dimenticando di avvertirvi che Xkcd non è una serie. Non ci sono storyline, non ci sono protagonisti. Ogni tavola o vignetta fa storia a sé e non ci sono schemi riconoscibili. Ogni tanto ci troviamo di fronte a singole scene, ogni tanto a tavole strutturate. A volte si tratta di dialoghi, a volte non ci sono parole. Non c’è griglia ricorrente né tendenze riconoscibili.

Alcuni di voi, mi rendo conto si staranno chiedendo di che cavolo parla questo Xkcd e perché mai merita di essere recensito. I testi. I testi di questo fumetto sono un capolavoro, cari ascoltatori. Più in generale la carica ironica e la profondità del loro autore rendono un web-comic così atipico ed apparentemente insignificante, una vera perla dell’umorismo intelligente. Vi bastino un paio di coordinate: Randall Munroe è un ex scienziato della Nasa, che a scuola e sul lavoro scarabocchiava nelle pause. Si divertiva a fare i suoi fumettini colmi di sarcasmo su qualunque argomento della vita quotidiana. La sua ovviamente. E com’è l’esistenza di tutti i giorni di uno scienziato? Non dissimile da quella di chiunque altro, se non che, ogni tanto, e senza soluzione di continuità, irrompono gli argomenti del suo lavoro. La matematica, la fisica, la teoria dei quanti, l’unoverso a stringhe. Queste cose qui insomma.

Munroe, un bel giorno del 2005 decide di prendere i suoi taccuini e di scannerizzare i suoi scarabocchi. Mette in rete questo materiale assolutamente spontaneo e riceve un tale riscontro dai lettori che con il tempo decide di proseguire la cosa, di dedicargli un po’ di impegno e di progettazione. Nasce così la sua strip che lui stesso definisce come un “webcomic sul romanticismo, sul sarcasmo, sulla matematica e sul linguaggio”. In pratica su tutti gli argomenti possibili ed immaginabili.

Munroe scherza sulla filosofia e sulla scienza, sull’amore e sui rapporti umani, sulla politica e l’informatica. E’ un vulcano spontaneo di ironia pungente ed imprevedibile ed usa al meglio tutte le frecce al suo arco. Incredibilmente, di fronte ad una tale varietà di argomenti, la povertà del suo stile grafico è una risorsa in più. I suoi stickmen non sono caratterizzati, non hanno faccia né identità. Potrebbero essere chiunque, dei prototipi di umanità, degli Everymen del ventunesimo secolo che osservano un universo complesso e lo interpretano attraverso la lente della contraddizione e dell’assurdo, ridendone a crepapelle.

Noi siamo conquistati ed ammirati da questo web-comic del tutto particolare e stravagante, non a caso votato come migliore strip-blog del 2007 dagli utenti di weblogawards.org. Se siete curiosi di capire come mai correte sul sito www.xkcd.com a fare la conoscenza di Randall Munroe e del suo mondo a due dimensioni. Nel lasciarvi e nel darvi appuntamento a settimana prossima vi ricordiamo di ascoltarci sempre qui e sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Non diventate troppo intelligenti e leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






Bookmarks Puntata 28 - 1 Novembre 2008




Oooooooooooooh? L'eco. Lo sapevo. Ma chi vogliamo prendere in giro. Non c'è nessuno ad ascoltare Bookmarks oggi. Sono tutti a Lucca Comics & Games Yeah! Dobbiamo rassegnarci ad essere ignorati. A parlare al vento. A predicare al deserto. A far comizi ai palmizi. Non gioca più a nostro favore neppure il qui pro quo sull'argomento strip. Ormai lo sanno tutti che qui nessuno si spoglia. Ed è un peccato, col fisicaccio che abbiamo qui in redazione.

Possiamo solo guardare a chi sta peggio. Ecco, laggiù ad esempio, di fianco alla fotocopiatrice. Sì, proprio lui, Max. Lui si che è uno sfigato. Sapete quel tipo di persona inutile, di cui ci si accorge solo inciampandovi sopra? Max conosce bene la sensazione d'essere ignorati. Ne ha fatto quasi una ragione d'essere. Ad esempio: non è lì per caso. Ogni giorno aspetta di fronte alla focopiatrice che passi la bella Sara. No, non è la sua ragazza. Andiamo. Ce lo vedete? E' solo la ragazza più bella della facoltà. Lui tenta sempre di attirare le di lei attenzioni, con complimenti, timide proposte, o anche con un banale: Ciao.
Sara continua stoicamente ad ignorarlo, anche se sarebbe più semplice deriderlo. E, bisogna dargliene atto, gli fa quasi un favore visto che è l'unica che non lo deride.

Max non vive a casa, per fortuna nostra, e dei suoi genitori. Non che la sua presenza sia per loro questo grande problema. Più un fastidioso e persistente ronzio, che si tenta di ignorare con tutte le forze. Ora che è all'università però la cosa non li riguarda più. Che ci pensi il suo nuovo coinquilino, di cui non conosciamo nome o fattezze. E lui ci pensa, credetemi. Fin troppo. Non perde occasione per trovare nuovi modi di umiliare Max, salvo poi trovare insopportabile ogni momento che non passa in casa con il suo capro espiatorio preferito.

Per fortuna che c'è Felix. No, non il surreale gatto nero di Otto Messmer. Felix il miglior amico di Max. Quello sempre sulla moto, sapete? Ecco. Giusto un po' materialista, per carità, ma almeno riesce a non infierire su Max. Non più di tanto almeno. Betta è forse l'unica che ha sempre una buona parola. Peccato che sia un po' che non si fa vedere. E peccato che, oggettivamente, sia un cesso.

Questi sono grossomodo tutti i personaggi principali di E.S.U. Ente Studi Universitari, la strip, ci auguriamo non autobiografica, ideata nel 2000 da Carlo Coratelli e Davide Zamberlan. Come avrete capito la serie ruota interamente intorno al suo protagonista, frustrato studente universitario sempre alle prese con una vita che lo deride ingiustamente. A detta sua. Un Charlie Brown un po' cresciuto, che non è riuscito a far tesoro degli anni in più, ritrovandosi intrappolato nelle sue manie di persecuzione e bersaglio di chiunque incroci la sua strada.

Il tratto utilizzato da Zamberlan per questa serie è più rotondo, quasi superdeformed, rispetto a quello con cui realizza Il Vecio della Montagna, la sua strip più famosa. Nelle sue strisce Charlie Brown incontra lo sfigatissimo Ataru Moroboshi, co-protagonista di Lamù (Urusei Yatsura), famosa serie della regina del manga Rumiko Takahashi, non a caso autore feticcio dello stesso Zamberlan. Dal 2006 è però Eros Righetti il disegnatore ufficiale della serie, dopo l'abbandono del suo co-creatore. I testi invece, gli abissi di sfiga in cui settimanalmente ripiomba il povero Max, sono e rimangono del vulcanico Carlo Coratelli, giornalista e critico di settore ed instancabile carnefice di occhialuti universitari.

Esu ha peregrinato su diverse pubblicazioni, cartacee e non. Da Il Giornale dei fumetti di Free Comics Club, a Cronache di Topolinia, la pro-zine edita dall'associazione culturale Alex Raymond. Da BE Side, di Cagliostro EPress, a Cartaigenicaweb, forse la più famosa webzine italiana dedicata alle strip. Il suo traguardo più grosso l'ha però raggiunto con i due albi monografici E.S.U.- 2 Anni di Strisce e E.S.U.- Ente Studi Univeristari, sempre pubblicati dall'associazione culturale Alex Raymond. Se però le spese lucchesi hanno già asciugato il vostro conto in banca, potete sempre consolarvi leggendo le strip pubblicate ogni settimana su esulastriscia.splinder.com oppure ogni mese all'interno del nuovo numero di Cartaigienicaweb, scaricabile dal sito www.cartaigienicaweb.it

Ed ora non fate quelle facce dispiaciute, su. Anche se ci state leggendo, o sentendo, con qualche giorno di ritardo vi perdoniamo. In fondo nemmeno noi eravamo qui sul serio. Essì fedeli ascoltatori, siamo in differita. E, già che ci siamo, Babbo Natale non esiste. In questo momento saremo probabilmente a rincorrere John Romita Junior, per le vie di Lucca, nella speranza che ci autografi il petto. Così da poterlo mostrare al prossimo spogliarello qui, tra una settimana, oppure sul nostro blog ztrudel.blogspot.com e magari con la cronaca radio sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Voi, mi raccomando, leggete tante strip.



Ascolta la puntata :






martedì 18 novembre 2008

Bookmarks Puntata 27 - 25 Ottobre 2008



Cari amici di Bookmarks, più ci guardiamo attorno e meno riusciamo a capire. In questo mondo caotico si sono perduti i confini, le definizioni sono andate, tutti gli schemi sono saltati e la difesa alta impostata dal mister arretra, arretra e la squadra è lunga e disunita. E’ il postmoderno bellezza. I romanzi sono storici, ma anche gialli e un po’ di formazione. Il rock è alternativo o post-punk ed il pop se non è brit è trip. Non si capisce più nulla, ed ogni cosa è un po’ di questo, ma anche di quello, potrebbe essere una cosa, ma anche un’altra. E allora via con le domande senza risposta. Il fumetto è arte o letteratura? Strazzarolo al Monte è città o campagna? La Gelmini è un ministro o una sciagura? Ebbene, frutto di questo universo di ibridi è Megatokyo, la strip che andiamo a sfornarvi e servirvi quest’oggi.

Innanzitutto fateci dire che stiamo parlando di uno dei web-comic ad oggi più longevi in assoluto, sorto nel non sospetto 2000 per mano di Fred Gallagher e Rodney Caston, quando ancora la rete non pullulava di siti a fumetti. Il secondo dei due ha abbandonato il progetto dopo poco più di un anno e da allora è il solo Gallagher a reggerne le sorti. E vediamole un po’ queste sorti.

Megatokyo è la storia di due ragazzi statunitensi imbevuti di videogiochi fino alla punta dei capelli. Il primo è Piro, avatar fumettistico di Gallagher, timido sino al paradosso, aspirante disegnatore di manga ed appassionato cronico di dating-sim, giochi molto popolari nel Sol Levante in cui bisogna, sostanzialmente, convincere una procace adolescente ad accettare la vostra corte.
Sua perfetta controparte è Largo, folle disturbatore della quiete pubblica, giocatore maniacale di sparatutto, picchiaduro e videogiochi colmi di violenza ed aggressività. Estroverso, sfacciato, completamente disinibito, ma soprattutto socialmente pericoloso, vera e propria calamità naturale.

I due sognano di diventare sviluppatori di videogiochi, falliscono miseramente e finiscono quasi per sbaglio a Tokyo, mecca di tutti i videogiocari ed otaku. Senza soldi, senza lavoro, senza voglia di fare nulla se non ammazzarsi di joypad, occupano parassitariamente casa di un amico e si muovono confusi, ma entusiasti, nella metropoli giapponese.

Messa così, la storia puzza terribilmente di già sentita, spesso anche già raccontata dalle nostre voci. Non possono non tornare alla mente altre strip incentrate sui videogiochi, da PVP a ctrl+alt+del. Due amici videogiocari, tanti riferimenti ai must dell’universo videoludico. Beh, cara redazione di Bookmarks, potreste impegnarvi un po’ di più, che fantasia! Rallenta, scettico ascoltatore: ti abbiamo promesso un ibrido ed un ibrido avrai.

Il più evidente elemento dissonante di Megatokyo è di ordine grafico: nato durante l’invasione di massa del mercato dei comics americani da parte dei prodotti giapponesi, questo fumetto è ufficialmente un manga. Gallagher si appropria senza mezzi termini dello stile di disegno giapponese, fatta eccezione per la timida sopravvivenza, nei primi mesi della serie, della tipica griglia quadrata a quattro vignette di tante strip occidentali, che lascia però ben presto il campo ad una gestione orientale della tavola. Dei manga ritoviamo anche l’andamento continuo. In Megatokyo quasi non esistono tavole o vignette occasionali, e la continuity della vicenda ci accompagna regolare ed ininterrotta. Vicenda che si ispira alla grande tradizione degli shojo, i cosiddetti fumetti per ragazze, che annoverano tra le loro fila Sailor Moon e Video Girl Ai, tanto per citare i capostipiti.

Piro e Largo si muovono pertanto in una città popolata da un mezzo esercito di comprimari. Ci sono adolescenti invaghite e giovani ragazze in carriera, amici sfigati e vicini vestiti come gli eroi di tekken, affascinanti unità robotiche senzienti vendute come accessori per la playstation e persino una signorina alata, incaricata di fare da coscienza al giovane e sfortunato Piro.

Riassumendo: in questa serie troviamo il piglio comico statunitense da ironia videogiocara, una grafica manga da bolle di sapone, una trama complessa ed insolita, il tutto mescolato in una strana atmosfera a metà tra l’omaggio e la parodia. Sapete qual è il bello? Che tutto ciò, in qualche maniera funziona e alla grande. La lettura di Megatokyo è piacevole e divertente. Gallagher ha un umorismo efficace sia nella situazione che nella battuta, sceglie il tema della cultura giapponese otaku senza per questo escludere chi non è un esperto mangofilo e chi non passa la vita sulle consolle. Basta un’infarinatura per cogliere la maggior parte dei riferimenti a questi due mondi, e quand’anche andassero perduti rimangono godibilissime le peripezie dei due personaggi sballottati qua e là dagli eventi.

Quindi se vi piacciono i piatti misti dei ristoranti giapponesi, andate di corsa sul sito www.megatokyo.com oppure, attenzione, megatokyo.it dove troverete una traduzione italiana attenta e precisa fornita da volenterosi fan. Gli stessi che hanno collaborato con l’edizione dei due volumi usciti per i tipi di Free Books, che raccolgono la prima annata della serie, edita negli usa nei volumi della Dark Horse.

Conniciwa, amici ascoltatori. Noi torniamo sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Appuntamento a settimana prossima, dunque, e leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






Bookmarks Puntata 26 - 18 Ottobre 2008



Ascoltatrici di Bookmarks eccomi qui. Sono Claudio, sono alto un metro e settantasei, capelli castano scuro, occhi castano molto scuro, sono appassionato di montagna, esperto sciatore, rocciatore molto scarso e studente di lettere pietosamente fuoricorso. E soprattutto non si vede che mi sono da poco iscritto a Facebook, vero?

E, a proposito di cose che stanno riscuotendo successo, oggi vi raccontiamo di una delle web-strip che raccoglie maggiori consensi oltreoceano. Prenotate il low cost transatlantico, perché si vola a New York a casa di Bob the Squirrel: Bob lo scoiattolo, per i non anglofoni.

L’opera del trentatreenne Frank Page ha tutte le carte in regola per spaccare e fare il botto, come dicono i giovani, i vecchi e i conduttori single di trasmissioni radiofoniche (cosa aspettate a winkarmi??).
Per una volta voglio partire dalla grafica di questo web-comic, ottimo esempio di come questo prodotto sia una studiata macchina da successo. Qui in redazione infatti, è subito scattato il nostro senso di riconoscimento, immediata reazione a qualcosa di familiare nei disegni di Page. E tuttavia, la pur immensa macchina analititica dei sei\settecento redattori di Bookmarks, non è stata in grado di identificare la fonte precisa della sensazione. Si sono sptrecati nomi e paragoni: da Jeff Smith, autore di Bone, a Mc Donnel di Mutts, citato soprattutto nel lettering. Addirittura sono stati scomodati amici come Federico Tramonte ed italici mostri sacri come Silver. Niente, nessuno soddifaceva appieno la richiesta.

Tirando le fila, Page fa breccia nella memoria visiva degli appassionati, con uno stile a metà fra quello classico delle strip in bianco e nero (a colori quella domenicale) e quello più spigoloso e carico di tanti fumetti underground degli anni ottanta e settanta.

E passando alla struttura narrativa la musica cambia poco, riproponendoci di nuovo note già sentite e melodie evocative. Il plot è molto molto semplice: Frank Page fa di se stesso il protagonista della serie e traduce a fumetti le proprie giornate, avendo la cura di aggiungere ai protagonisti della sua vita quotidiana un curioso scoiattolo parlante. Bob appunto, come da titolo della strip, vera e propria spalla del protagonista, sempre pronto a rubargli la scena. Petulante ed un po’ nevrotico, scorretto e pungente, Bob dice quel che Frank non ha il coraggio di dire, e si fa di volta in volta sprone sferzante o valvola di sfogo quasi psicanalitica delle sue frustrazioni.

Beh? Non vi è squillato dentro alcun campanello? A noi sì. L’idea di base della serie è infatti quella che il mio capo, Davide Curioso Morando, definirebbe da reality-strip, non diversa da quella di Eriadan, forse il web comic più popolare d’Italia. Che dire poi del compagno peloso? Se la nostra memoria salta molto rapidamente al tigrotto di peluche di Calvin e Hobbes, facendo qualche passo più in là arriviamo al paragone meno scontato, ma forse ancor più calzante, con il Giuda Ortolaniano di Venerdì 12, anch’egli straniante voce della coscienza di un protagonista sentimentalmente un po’ bloccato.

Tutte queste curiose corrispondenze le ho volute buttare lì alla rinfusa, senza distinguere tra autori ed opere precedenti o successivi al lavoro di Page, perché il succo del discorso non è affermare o meno che Page ha copiato o che, viceversa, ha fatto scuola. Il punto è che qui sono riconoscibili componenti fondamentali di moltissime opere di grande o grandissimo successo. La ricetta, insomma, contiene tutti gli ingredienti giusti.

Eppure…

Eppure per una volta ci tocca vuotare il sacco, cari amici, e confessarvi che Bob the Squirrel non è riuscito a convincerci fino in fondo. Per essere una serie così ampiamente votata all’umorismo e graficamente connotata alla caricatura, troppo spesso assume toni di mezzo, indecisi fra la risata ed il sorriso, e addirittura, ogni tanto, si scopre debole nei testi e nella verve comica, salvo poi regalare alcune tavole intensissime e davvero da scompisciarsi. Frank Page insomma vince ma non convince, secondo il nostro personale giudizio.

Chi invece si è lasciato convincere del tutto da Bob the Squirrel, lo ha pubblicato e tradotto qui in Italia: alcune tavole di Frank Page sono infatte comparse nel 2007 sui quattro numeri di Strip Season, rivista totalmente dedicata ale strip edita da Bottero edizioni. Se vi siete persi la rivista, non disperate: correte su www.bobthesquirrel.com, e magari fateci sapere se la pensatte come noi, oppure insultateci senza pietà per non aver compreso fino in fondo la grandezza di questa serie, venendoci a trovare su ztrudel.blogspot.com, dove potrete leggere ed ascoltare questa e tutte le altre puntate di Bookmarks.

Ricordatevi poi che noi torniamo ovviamente sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

L’importante però è che leggiate tante strip.


Ascolta la puntata :






mercoledì 29 ottobre 2008

Bookmarks Puntata 25 - 11 Ottobre 2008




Cari fratelli e care sorelle, è inutile che vi lamentiate adesso. Duemila anni, sono duemila anni che vi viene ripetuto e voi niente, non ci avete creduto. Visto? Chi aveva ragione? Chi aveva ragione? Avete voluto credere nel profitto, nel guadagno, nel lavoro, nel denaro? Il Dio Denaro? E adesso che c’è la crisi, è inutile, ve lo possiamo sventolare in faccia che i soldi sono nulla, scompaiono e l’unico valore eterno, immutabile sono le Web-strip. (AMEN FRATELLO!)

E così, invece di affannarvi con i futures e le obbligazioni, fareste meglio a darci retta ed ascoltarci attentamente. Anche perché la serie che andiamo ad analizzare adesso adesso, rischia di tornarvi utile per davvero, ammesso che tenga fede al suo sottotitolo. L’ospite di questa puntata di Bookmarks è infatti Zorflick.
…
Ah, volete sapere il sottotitolo? “Come essere felici nonostante se stessi anche adesso che siamo arrivati ai trenta e la festa è finita”

A questo punto i miei venticinque ascoltatori si saranno divisi in due grandi fazioni: quelli che hanno passato i trenta, che sono indecisi tra il maledirmi e lo spegnere la radio intristiti e quelli che ancora no, la festa non l’hanno finita, tentennanti fra il pensare malinconici al futuro e lo sbeffeggiare la generazione precedente. Beh, a noi sembra di avere un ottimo consiglio per tutti: andatevi a leggere Zorflick e vedrete che vi si risolleverà il morale.

Per spiegare Zorflick bisogna partire da Lui, il suo autore. E Lui è Lui in senso stretto, pronome personale obliquo reso nome d’arte da Matteo, bergamasco web-designer che nel 2004 ha iniziato a mettere in rete i suoi lavori, ma che sostiene di disegnare da sempre e fare fumetto sin dalla notte dei tempi. Se Lui è l’autore, Theo è il protagonista della serie, cioè la metà che non scrive e disegna, ma si limita a vivere nel mondo reale. Se così possiamo definirlo.

Sì, perché nel mondo di Zorflick pare proprio che non ci sia poi molto di normale. Da un lato infatti ci sono gli amici di Matteo, ragazzi del tutto normali, magari un po’ fanfaroni ed illusi come Mirko, oppure appena appena gonfiati nella loro competenza tecnologica, come Lillo che ha due servitori cibernetici, o ancora leggermente fantasiosi come Morak, che incidentalmente è un vampiro.
Dall’altro lato ci sono quelli strani davvero, come Pasola, piccolo mutante sanguinario, frutto di esperimenti malriusciti e Zorflick, non altri che il gatto peluche parlante di Matteo, voce della ragionevolezza e per questo inascoltato. E la lista potrebbe continuare a lungo con Andrea, fratello di Theo, o con il Criceto di natale, piccola ed innocente vittima di Pasola, ma rischieremmo di finire domattina, e Laura ed Andrea ci tengono alla seconda parte del Garage Ermetico.

Sta di fatto che questa pletora di personaggi, molti dei quali apparentemente ispirati a persone fisiche esistenti, è protagonista delle più disparate vicende. Lui infatti gioca con la narrazione a più livelli, senza farsi mancare assolutamente nulla. Dalla striscia di tono colloquiale, finalizzata alla battuta scema, alle vere e proprie saghe lunghe, con intenti di parodia del fumetto d’avventura, di fantascienza o d’azione.

Non ci stupiremmo se dopo questa breve presentazione vi sentiste leggermente disorientati. Non ci si può far nulla, Zorflick è così: accoglie dentro di sé il materiale fumettistico più disparato e lo mette in mano ad un trentenne mai cresciuto fino in fondo, che ci si diverte un po’ come capita ed un po’ come gli viene, senza preoccuparsi troppo della sua coerenza generale. Definire la serie in maniera univoca è perciò impossibile, ma basta avere un minimo di coraggio per entrarci dentro ed innamorarsene, guidati soprattutto dall’affetto per il gruppo di amici che ne è protagonista, vera forza unificante di questo web-comic, e dall’umorismo autoironico ed un po’ bastardo di Lui.

Il quale, particolare non da poco, è anche un ottimo disegnatore, uno di quelli che ha evidentemente sudato sui fogli. Lo dimostrano la versatilità del suo tratto, divenuto sempre più pulito con il passare del tempo, e la varietà di effetti di chiaroscuro con cui Lui gestisce la scena, usando tutti gli strumenti del campo, dal retino al tratteggio, fino ai grigi sfumati della colorazione al computer. E a proposito di colori non si può non citarne l’originalità, utilizzati con parsimonia per sottolineare particolari o caratteri tipici di alcuni personaggi.

In conclusione: se anche voi come Lui, non avete alcuna voglia di diventare grandi, qualunque sia la vostra età, correte sul sito zorflick.com ed immergetevi nelle atmosfere liberamente folli di questo divertente fumetto, che rischiate di trovare anche in fumetteria in due diversi volumi: Zorflick – Per chi suona la campana e Zorflick – Prendila come viene amico. Il primo edito da Shockdom, ed il secondo da Associazione altrove, due meritevoli iniziative che riuniscono alcuni dei migliori web-stripper italiani.

Invitandovi a cercarle entrambe in rete e a venirci a riascoltare su ztrudel.blogspot.com e a tenere d'occhio le frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14) vi salutiamo come di consueto: leggete tante strip.


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