giovedì 26 novembre 2009

Bookmarks Puntata 42 - 21 Marzo 2009



Fratelli e sorelle del Garage Ermetico, benvenuti su Bookmarks. Questa settimana sono qui per lamentarmi: la primavera è già alle porte, annunciatrice dell’odiata stagione estiva ed io ne ho già piene le scatole del caldo che non è ancora arrivato. Come se non bastasse, le temperature miti mi fanno pensare alla California ed al fatto che ancora non sono arrivato ad Hollywood. Vi vedo stupiti. Non sapevate che Bookmaks è sempre stato solo il mio trampolino di lancio per diventare una stella del cinema? Propri così. C’è chi va al Grande Fratello e chi invece fa la radio. Sono o non sono una volpe?

E, a proposito di animali del bosco e di blockbuster internazionali, oggi vi parlo di una strip di cui già accennammo qualche settimana fa, parlandovi dello splendido sito www.comics.com, su cui trovate miriadi di ottimi web-comic americani. Si tratta di un fumetto che pochi conoscono in Italia, mentre è famosissimo negli USA, talmente famosissimo che ne è stato addirittura tratto un film. Forse alcuni di voi avranno già capito. No, abbassa la mano tu con la maglietta di Watchmen che non c’entra niente.

Qua si parla di un film di animazione del 2006, che in Italia si chiamava “La Gang del Bosco”. Qui da noi quasi nessuno sapeva da dove saltassetro fuori quegli animaletti disperati, minacciati dall’avanzare della periferia fatta di villette e strade di asfalto che si mangiano le loro case tra querce ed abeti. Ma oltreoceano tutti o quasi sapevano che il film era tratto da Over the Hedge, la strip di oggi.

Badate bene che si scrive hedge, con l’acca iniziale. Perché “over di edge” senz’acca è un’espressione che significa “oltre il limite”, si riferisce ad una vita vissuta al massimo, pericolosamente, correndo rischi ad ogni angolo. Mentre hedge, con l’acca significa siepe, quella che un bel mattino infatti i nostri eroi si trovano proprio fuori dalle loro tane, unico confine tra il loro mondo della foresta e quello umano, sconosciuto, incomprensibile, terrorizzante. Chiarito il gioco di parole del titolo, andiamo a vedere chi sono i pelosi protagonisti della nostra serie, che sono poi anche i tre principali che molti avranno conosciuto nel film.

L’eroe di turno, che di fronte all’avanzare della civiltà e del cemento non si scompone minimamente, si chiama RJ ed è un procione. Potremo definirlo un sottile artista della psicologia inversa, uno che saprebbe convincerti a fare qualunque cosa, anche la più pericolosa, la meno ragionevole, facendoti credere che l’idea è stata tua e che peraltro era ottima davvero. RJ guarda oltre la siepe e non vede una minaccia, ma una montagna di possibilità. Inoltre è affascinato dallo stile di vita degli umani, e li studia assiduamente per imitarne la condotta, oltre che per imparare a sottrarre loro grandi quantità di cibo pronto ed inscatolato. Crede di sapere tutto sugli uomini e si comporta come una sorta di capo carismatico degli animali del bosco.

Cosa che manda in bestia il povero Verne, tartaruga saggia e prudente come la longevità della sua razza prevede. Verne era di fatto la guida del popolo della foresta, prima dell’arrivo di RJ, ed ha un carattere diametralmente opposto a quello dello sconsiderato procione. Verne è riflessivo, tradizionalista, introverso, va coi piedi di piombo in qualunque situazione. Deve capire, analizzare, considerare ogni dettaglio di una faccenda prima di decidere. E poi è onesto e caritatevole, preoccupato degli altri più che di se stesso. Ovviamente all’inizio della serie detesta il pigro e sin troppo furbo RJ, ma pian piano i due si avvicinano sino a diventare amici per la pelle.

E poi c’è Hammy, lo scoiattolo, il personaggio più divertente ed amabile di Over the Hedge. Iperattivo, scatenato, insensato, completamente svalvolato, è entusiasta di tutto, amico di tutti, non capisce niente, e vi ammazza dalle risate. Hammy interviene sempre a sproposito, si diverte con il nulla, si lascia convincere a fare qualunque cosa, è semplicemente un folle, ma vuole bene con sincero affetto ai suoi amici Verne e RJ, oltre che a chiunque gli capiti a tiro, perciò fate attenzione a non avvicinarvi troppo.

La comicità di Over the Hedge è davvero notevole. Sorretta da un’idea originale e dalle tante possibilità narrative che essa offre, la serie si basa inizialmente soprattutto sul confronto paradossale tra la società animale e quella umana e i vari modi dei nostri eroi di gestire il conflitto tra le due. Pian piano però i personaggi diventano si stabilizzano ed è la trama dei loro rapporti interpersonali a tenere banco.

Micheal Fry, autore dei testi, sfrutta i caratteri dei suoi tre personaggi per dare prova della varietà del suo umorismo, adattando le nostre risate alla personalità dei suoi tre eroi. RJ è sarcastico e spietato, Verne è isterico e brillante, Hammy è assurdo e paradossale. Ai disegni c’è invece Thomas Lewis, illustratore e cartoonist affermato, vincitore di premi e di esperienze disneyane. Qui esibisce un tratto sporco, caricaturale, volutamente approssimativo, perfetto per rendere i toni svagati e per nulla impegnati della serie.

Per noi è tutto, amici ascoltatori. Se volete saltare oltre la siepe e fare amicizia con le bestioline pelose di Over the Hedge, correte sul sito comics.com/over_the_hedge. Prima di andare in letargo ricordatevi che noi torniamo settimana prossima ancora sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14) e che trovate in audio e testo le nostre puntate sul blog ztrudel.blogspot.com. Buona caccia amici. Leggete tante strip.


Ascolta la puntata :






Bookmarks Puntata 41 - 14 Marzo 2009



Ascoltatori ed ascoltatrici, benvenuti ad un’altra puntata di Bookmarks, la trasmissione sulle web-strip che settimana dopo settimana rimpolpa la vostra lista dei preferiti internet di siti a fumetti da consultare ridacchiando invece di lavorare studiare o fare qualunque cosa sia previsto dai vostri quotidiani impegni. E nel fare questo, devo dire, tutta la nostra redazione si sente un po’ in missione. Pare di essere un centro d’assistenza, di regalarvi preziosi minuti di cazzeggio a spezzare il difficile cammino di una giornata faticosa. Eh?

Perché noi vi vediamo, chini sulle vostre scrivanie, piegati sui documenti nei vostri uffici. Vorreste che per una volta il lavoro finisse prima, che le pratiche si sbrigassero da sole, che dei compiti per il giorno dopo si occupasse magicamente un piccolo folletto di nome Scurgo, il folletto delle disequazioni. Vorreste trovarvi il lavoro già fatto e prendervene magari anche il merito.

Bene, l’autore della strip di oggi è talmente un figo, ma talmente un figo che è riuscito proprio un questo miracolo apparentemente impossibile: aggirare il sistema, fare il minimo indispensabile di fatica, e prendersi pure gli applausi. Questo genio degli scansafatiche di talento si chiama Rob Balder, sceneggiatore di ben tre web-strip tra cui la fantastica Erfworld di cui vi parleremo senz’altro in futuro. Ma oggi ci occupiamo di Partially Clips, uno dei lavori più inusuali in cui potrà mai capitarvi di incappare.

Ve ne potrete accorgere sin da subito, facendo un salto sul sito www.partiallyclips.com e visionando la prima tavola che vi troverete. Se non noterete qualcosa di noto o di strano nel tratto e nei disegni, vi sarà impossibile ignorare che le tre vignette che avete di fronte sono tutte uguali. Un copia-incolla ripetuto in cui cambiano soltanto i testi. E già questo è un bell’inno alla pigrizia, un bel modo di diminuire la propria mole di lavoro.

Navigando più approfonditamente l’archivio della strip, che scorre ininterrotto dal 2002, anno d’esordio, sino ad oggi, inizierete come minimo ad accorgervi che ogni singola tavola ha uno stile diverso. Troppo diverso. Insomma, quei disegni non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Uno sembra stilizzato, addirittura geometrico. L’altro è particolareggiato e pulito. Alcune volte ci sono figure umane stereotipate in pose ingessate e piatte, altrove giochi di pieni e vuoti, chiaroscuri pesanti o toni di grigio estremamente semplificati. Insomma, è escluso che siano opera della stessa mano, non c’è verso.

E poi i soggetti non hanno alcuna soluzione di continuità. I protagonisti delle singole strip sono sempre diversi e spesso assurdi. A volte una coppia di innamorati, a volte due cowboy a cavallo. O due cavalli. O anche oggetti inanimati che dialogano tra loro. O condomini interi che monologano solitari. Sicuramente una strip occasionale, senza trama, senza protagonisti fissi.

Ma ecco che, navigando navigando, prima o poi vi accorgerete del trucco. Sicuramente incapperete in qualche illustrazione già vista, o dallo stile noto. Sarà allora che vi si illuminerà una lampadina sulla testa e che capirete finalmente che ogni singola vignetta è in realtà tratta da ClipArt. Ce l’avete presente l’archivio di immagini di microsoft office, quello che tutti noi, a parte i macchisti della prima ora, abbiamo fatto scorrere almeno una volta dai nostri Power Point per creare un biglietto d’auguri fatto in casa per i nostri amici? Ecco, esattamente quello. Come dite? Queste cose le faccio io perché ho le braccine corte, mentre voi andate in cartoleria a comprare dei biglietti d’auguri veri? Va beh, sorvoliamo eh?

Comunque avete capito no? Un genio. Quest’uomo fa razzia delle illustrazioni di ClipArt, le incolla su tre vignette uguali identiche e, senza la fatica di accollarsi matite e chine, ha portato a casa il risultato. Un risultato a cui, ovviamente, contribuiscono in larghissima parte i testi di Partially Clips. Di solito si tratta di dialoghi tra i protagonisti delle immagini, che sono il più delle volte in coppia. Balder, dotato di grande colpo d’occhio, si inventa ogni volta una situazione prendendo spunto dalla ClipArt, solitamente allegra e giocosa a vedersi, ed appiccicandole addosso con malvagità spietati dialoghi di grande sarcasmo, creando un violento contrasto tra parola ed icona, principale caratteristica gustosa della serie. Non c’è alcun taboo riguardo gli argomenti, basta che si prestino all’ironia selvaggia di Balder: la guerra dei sessi, la crisi economica, i meccanismi del potere, la cultura pop, finiscono tutte sotto la sua mannaia.

Divertente, brillante, insolita ed anarchica, Partially Clips è insomma una lettura che non dovete farvi scappare, amici lettori, così come non dovete perdere, settimana dopo settimana le puntate di Bookmarks sempre qui sul Garage Ermetico, puntate che potete rileggere ed ascoltare sul blog ztrudel.blogspot.com.

Anche per oggi è tutto, appuntamento alla prossima settimana sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14) e, mi raccomando, leggete tante strip.

Ascolta la puntata :






giovedì 5 novembre 2009

Bookmarks Puntata 40 - 7 Marzo 2009



Cari amici del Garage Ermetico, qui nella redazione di Bookmarks, il programma radiofonico più seguito dall’Equipe 84, sta diventando praticamente impossibile lavorare in santa pace. Da quando è sopraggiunta la paternità del nostro capo, il Curioso, qui non si sentono altro che pianti lacrimosi, capricci per la fame, urla disperate a tarda notte e soprattutto pestilenziali odori da cacca nelle mutande. E questo il padre, figuratevi il figliolo.

Sta di fatto che a me, di fronte al miracolo della vita, s’è aperto il cuore, in curiosa concomitanza col chiudersi dei polmoni. Quindi ho deciso che la strip di questa settimana dev’essere un regalo per il piccolo neonato che tutti voi miei ascoltatori siete stati. E quale regalo è più prezioso di un sogno? Una Lamborghini. Una Lamborghini è più preziosa, ma visto il periodo, vi beccate il sogno, voi ed il piccolo Andrea.

Dicevo del sogno ed infatti il web-comic di cui vi parlo oggi oggi è Copper, di Kazu Kibuishi, giovane autore californiano, ma di origini giapponesi evidenti sin dal nome, che ho conosciuto ed apprezzato grazie alla sua splendida graphic novel d’esordio: Daisy Kutter, che vi consiglio molto caldamente.

Copper è un ragazzino simpatico e dall’aria sveglia, col suo berrettino e la sua felpa grigi sempre addosso e gli occhi grandi e intelligenti. E’ anche un bambino fortunato, ed ha sempre al suo fianco Fred, cane pezzato parlante, un po’ pignolo e lamentoso, ma amico fedele ed affezionato compagno, nonostante la sua fastidiosa abitudine di cambiare spesso idea e la saltuaria passione per i commenti indesiderati e petulanti.

Copper e Fred sono in viaggio, non sappiamo da quanto tempo né dove siano diretti. L’unica cosa certa è che non si annoiano; come potrebbero, visto che ad ogni episodio della loro vicenda si trovano di fronte meravigliosi scenari sempre diversi? Oggi fanno surf su un oceano azzurro, domani attraverseranno un bosco di funghi giganti; un giorno campeggiano in una discarica di robot, ma il successivo probabilmente saranno impegnati a riparare gli ingranaggi di un gigantesco orologio. No, non ci si annoia affatto attraversando i sogni.

O la terra dei sogni se volete, perché Copper ed il suo saccente cagnolino sono viaggiatori molto speciali, che si muovono in un coloratissimo universo onirico, parto della fantasia inesauribile di cui solo i bambini e gli artisti possono godere. Ed infatti Kibuishi dimostra di essere un artista vero, capace, ispirato e dotatissimo. Ogni episodio della serie corrisponde ad una singola tavola che il giovane autore dimostra di saper gestire a meraviglia, facendone un uso contemporaneamente narrativo e pittorico, giocando con la coerenza dei colori delle vignette, creando una tessitura interna alla tavola mentre narra una piccolissima porzione del viaggio di Copper e Fred. Ogni tavola un mondo, un sogno diverso, ogni episodio una tappa di un viaggio, come a dire che i sogni di una vita intera si prendono per mano fra di loro, si abbracciano e poi si lasciano per riprendersi in futuro, e bisogna camminarci dentro di volta in volta come per un sentiero.

Kibuishi è un disegnatore spettacolare e di una coerenza ammirevole: nel mondo di Copper ogni cosa trova il suo posto con grande naturalezza, e infatti vi sfido a trovare qualcosa di stridente nel disegno di questa serie. Dalla caratterizzazione dei personaggi agli oggetti assurdi e scenari incantati che fanno cornice alla storia, tutto è rappresentato con lo stesso tratto tondeggiante (perché nei sogni non c’è posto per gli spigoli) ed incredibilmente pulito, che ci guida davvero in un’atmosfera da piano astrale, complici i brillanti colori con cui Kibuishi dipinge il suo universo d’infanzia.

Anche i dialoghi rivelano l’abilità di narratore di questo autore sorprendente, che mette i suoi protagonisti di fronte a situazioni del tutto occasionali e senza soluzione di continuità, quasi dei pretesti per far parlare fra di loro Copper e Fred, che di volta in volta esplorano il rispettivo concetto di senso del dovere o si confrontano con il mistero della timidezza e dell’amore. Tutto ciò con una semplicità ed una poesia che a tratti, e con le dovute distinzioni, ricordano le fantasticherie filosofiche di Charlie Brown, quando adagiato sotto il suo grande albero ci regala la sua definizione di felicità e le sue massime colme di saggezza di bimbo. Meravigliosi poi gli episodi in cui Kibuishi sfodera tutta la potenza rappresentativa del suo disegno e rinuncia a dialogo per un’intera tavola, facendone una grande allegoria grafica.

Insomma, secondo me non può che piacervi questo fumetto iniziato nel 2003 ed articolato in una trentina di episodi di varia ed irregolare pubblicazione. Leggetelo, cari i miei bambini, quando sarete cresciuti, mi raccomando. Per farlo non dovrete far altro che andare sul sito www.boltcity.com/copper e ricordarvi come si fa a sognare.

Già che ci siete, ricordatevi anche che noi torniamo settimana prossima, regolari come la domenica, ad interrompere le magnifiche chiacchiere del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14) e che potere leggere ed ascoltare l’archivio dei nostri episodi su ztrudel.blogspot.com, per scoprire altri web-comic e leggere tante strip.


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Bookmarks Puntata 39 - 28 Febbraio 2009



Ohilà, gentile ascoltatore inciampato per ventura nei cinque minuti cinque di Bookmarks, la pillolina radiofonica che settimanalmente ti serve su piattate d’argento le strip più cool del web, i comic più fly della net, e i magiòster pusè dulz de l’ort del Giuàn.
Mi domandavo, conosci mica, sempre per ventura, il norvegese? No, lascia perdere, la frase sui magiòster era in brianzolo; il norvegese mi serve per il fatto che la strip di oggi in teoria sarebbe proprio di un autore scandinavo, e a rigore parlerebbe quella lingua lì un po’ gutturale, che si vede che il freddo e la brezza del Mare del Nord fanno venire delle raucedini pazzesche agli indigeni, croniche, magari ereditarie e poi va che po’ po’ di lingua gutturale eh?

Insomma, io questo Norvegese non lo so. Tu nemmeno? E allora come si fa? Io ti vorrei raccontare davvero la strip di questo autore, che poi è un’autrice, e si chiama Lise Myhre, ma già nel dirti il nome mi vengono un sacco di dubbi. E l’accento? E la pronuncia? Sarà giusta?. Niente, dovrò parlarti di un'altra strip. Peccato.

Peccato perché avevo voglia di raccontarti che la Myrhe ha iniziato a scrivere e disegnare il suo fumetto nel 1997. Appassionata di musica metal e di sottocultura gotica, si vedeva pubblicate le sue strip su riviste di musica nordeuropee. La strip ai tempi si chiamava Den Svarte Siden (cioè qualcosa tipo Il Lato Oscuro) ed era seria seria ed incentrata sui temi di cui sopra, molto dark ed in bianco e nero. Adesso invece è a colori e si chiama Nemi. Te lo dico perché, anche se non posso parlartene adesso, magari un domani impari il norvegese e te la vai a leggere.

Adesso si chiama Nemi perché è il nome della protagonista, e negli anni è cambiata moltissimo, devo dire. Il passaggio al colore ha coinciso con il salto al genere umoristico e la trattazione di temi molto più svagati e divertenti. Peccato, guarda, questa cosa della lingua, perché Nemi, la protagonista è proprio un bel tipo. Le è rimasta l’estetica dark, che la rende tanto particolare e carina, ma è aggraziata, simpatica, estremamente sarcastica: merito della sua autrice di sicuro, che senz’altro le assomiglia un po’ e riversa in lei molto della sua personalità.

E in pratica avrei potuto parlarti diffusamente di Nemi, delle sue avventure molto quotidiane, delle sue lunghe discussioni un po’ assurde con l’anonima amica dai capelli blu, delle loro contraddizioni tra pigrizia e voglia di cambiamento, della loro comica caccia all’uomo perfetto che non esiste. In generale ridono di tutto, dalle acconciature al cibo, dai rapporti con le persone ai comportamenti strani della gente. Insomma Lise Myhre parlerà una lingua che non si capisce, ma è simpatica. Non sempre proprio proprio con la battuta pronta che ti piega in due dalle risate, ma con una fortissima propensione a farti sorridere.

Anche perché disegna davvero benino. Si vede che è esperta, con quel suo tratto molto preciso, non proprio particolareggiato, ma affusolato e gradevole, che rende adorabili il volto della sua polemica protagonista e le fattezze delle donne della strip in generale. Solo che, cosa te le dico a fare queste cose, che poi vai lì, guardi la strip, dici “bella oh, leggiamo” ma non sai il Norvegese? Una disdetta guarda.

Avresti potuto cogliere anche la forza polemica della giovane Nemi, che a guardarla avrà sui venticinque anni diciamo, ed accorgerti che uno dei tratti fondamentali della serie è proprio questa sua impronta di ribellismo. Non che ci sia una linea politica marcata o dichiarata, questo no, ma Nemi, vestita sempre di nero e con i capelli corvini, è davvero insofferente per quanto riguarda l’autorità, le imposizioni, i bacchettoni e tutti quelli che in un modo o nell’altro sono convinti di saperla più lunga di tutti e di poter imporre il loro punto di vista.

Niente, appassionato ascoltatore, non ti faccio neanche perdere tempo, visto che non sai le lingue, davvero mi sembrerebbe di…ah…ah, ma qualche lingua la conosci? L’inglese? Aaaah, ma che culo. Perché vedi, c’è chi le ha tradotte. Siamo a cavallo. Mi spiace solo che non mi rimane il tempo di parlartene un po’ di questa serie, che a sprecar parole si strozza l’asino e Bookmarks sta già finendo e sono in chiusura. Lasciami giusto avvertirti che Nemi la trovi sul sito www.metro.co.uk/nemi, e che viene appunto pubblicata sulla versione inglese di Metro, il quotidiano gratuito che c’è anche da noi nelle nostre città. Comunque, mi raccomando ascoltatore, datti da fare per colmare queste tue lacune linguistiche. Magari, trova il tempo anche di ascoltare ogni settimana il Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14). inciampando sempre per ventura su di noi, e di leggere ed ascoltare le nostre vecchie e nuove puntate sul blog ztrudel.blogspot.com.

Così tutti insieme, faremoi complimenti a Davide Morando, capo della redazione di Bookmarks, e al suo piccolo Andrea, che, nato da una settimana appena si sente già ripetere la più importante delle raccomandazioni, la stessa che faccio a voi: leggere tante strip.


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bookmarks Puntata 38 - 21 Febbraio 2009



Ignaro ascoltatore, nello scrivere queste mie ultime righe, ci tengo a farti sapere che io ero all’oscuro della minaccia che avrei scatenato sul mondo. Anche adesso che il mio destino sta per reclamare la mia caduta, nel delirio che mi minaccia, mantengo lucido il ricordo. Quando mi parlarono di Bookmarks, la trasmissione che porta nelle case degli italiani le migliori web-strip nazionali ed internazionali, mi incuriosii molto, mi interessai all’argomento, mi inoltrai lungo un sentiero che credevo divertente e stimolante e che mai e poi mai mi era parso portatore di pericoli così inenarrabili, di disastri di tale portata.

E dunque ho cercato, settimana dopo settimana, web-comic sempre migliori, autori sempre più interessanti, sicuro di portare conoscenza e divertimento, di nutrire le coscienze, di appagare i cuori. Ah, follia. Potessi ora tornare indietro e strapparti, maledetto cavo del mouse che mi ha trascinato alle pagine elettroniche di una così funesta strip. Ma è tardi ormai, non posso sfuggire oltre al mio cammino.

Unspeakable Vault of Doom. Questo il titolo. Significa Innominabile Antro del Fato, e dentro vi si nascondono i mali occulti del nostro universo. Il suo autore infatti è un francese, Francois Launet, che evidentemente deve aver divorato ed amato, in gioventù, i libri splendidi e terribili di H.P. Lovecraft, geniale ed inquietante maestro della letteratura horror, il cantore della catastrofe e della follia.

Questo Launet già disegnatore di successo per una casa editrice tedesca, un infausto giorno dell’anno domini 2003, ha deciso di tradurre questa sua passione in striscie umoristiche i cui personaggi fossero le terrificanti divinità malvagie e mostruose creature che popolano i romanzi di Lovecraft, i Grandi Antichi del Necronomicon. Giganteschi mostri adorati da cultisti sottomessi e da antiche civiltà perdute, cantati in empie pergamene e tomi proibiti.

Il più temibile e famoso è Chtulhu, verde colosso dalla testa di polipo, nemesi della vita di tutto l’universo, divoratore di cultisti ingannati e stupidi, nonché pigro giocherellone. Sento già il suo tocco umido afferrare la mia anima e l’alito della sua immensa bocca pronta ad ingurgitarmi. Profuma di mele cotogne.

I suoi amici rispondono ai nomi sacrileghi di Nyarly, un tentacolo con braccia e gambe che instilla paura nei cuori per conquistare mondi, spingendosi fino a fare BUH da dietro gli angoli; Dagoon, padrone degli abissi, uomo pesce strabico come un pesciolino rosso con i suoi menhir sempre appresso; Shubby l’informe divinità con le corna d’ariete, sempre triste perché nessuno mai lo evoca nel mondo dei mortali. E con essi molti altri: i gelatinosi ed informi Shoggi, Tindaloo il cane cosmico, Ygo, il dio senza testa.

Sento crescere la tua inquietudine, sfortunato ascoltatore. So che tremi abbracciato alla tua radiolina, ma questo è niente. Vuoi sapere cos’è davvero spaventoso? E allora fatti un giro, se sei folle abbastanza, sul sito www.macguff.fr/goomi/unspeakable, e scopri come si può mettere in ridicolo la singolare condizione di un dio onnipotente e spietato, giocando con il suo smisurato potere, la sua fame di vittime e sacrifici, e riducendolo ad un infantile e simpatico personaggio che scambia i sottomarini colmi di esseri umani per confezioni di cetrioli in scatola, che gioca con Superman come se fosse un pupazzo, e che si mette in ridicolo per il tuo piacere e spasso, finchè anche tu come me non sarai dannato, ormai preso nella trappola, anche tu un adoratore di questi esseri cosmici buffamente spietati.

Launet, illustratore davvero notevole che si fa chiamare con il nome d’arte Goomi, ha un senso dell’umorismo vario e spesso esplosivo. Gioca con i suoi personaggi senza pregiudizi, costruendo la battuta facendo leva sulla loro natura di entità cosmiche e sovrapponendo ad essa una personalità ora ingenua e bambinesca, ora simile a quella di tutti noi. Riesce in pratica a dare un tono di quotidianità a questi esseri catastrofici e terribili.

Grandissimo contributo al successo della serie viene dallla splendida caratterizzazione grafica di Launet, che ha un tratto morbido morbido che usa per far risultare teneri e pupazzosi i suoi mostri, ispirando simpatia irresistibile al primo sguardo ed amplificando il contrasto tra l’immagine macabra di Chtulhu che consuma una manciata di persone a colazione e la comicità della battuta di turno.

Ma ora ecco, sento la temperatura della stanza calare bruscamente, sono perduto. La mia mente vacilla. Possano le mie estreme memorie esserti utili, impotente viandante. Salvati tu che ancora puoi, seguendoci settimana prossima sulle frequenze del salvifico Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14), rileggendo ed ascoltando le pie puntate di Bookmarks sul blog ztrudel.blogspot.com e soprattutto leggendo tante strip. Addio.



Ascolta la puntata :






Bookmarks Puntata 37 - 15 Febbraio 2009

Incredibilmente solo in versione audio la puntata sul più grande portale delle web-strip. Buon ascolto.

Ascolta la puntata :






martedì 6 ottobre 2009

Bookmarks Puntata 36 - 7 Febbraio 2009



Ehi, guardate chi è tornato a ronzarvi nelle orecchie? Quel mattacchione di Claudio è di nuovo alla conduzione di Bookmarks. Vi vedo già commossi all’ascolto delle vostre radio, armeggiare con i transistors, scaricare entusiasti le puntate e tutto ciò perché credevate di esservi liberati del sottoscritto. Spiacente di darvi questa cocente delusione, amici, ma eccomi qui per voi ad infarcire i vostri preferiti di web strip sempre più interessanti e divertenti.

E parlando di interesse e divertimento, quest’oggi voglio dare una bella mano di colori allegri ad un argomento troppo spesso serioso ed ammorbante: oggi infatti parliamo di università e di dottorandi. Avete presente quella razza oscura e misconosciuta, in bilico fra la condizione di studente e di lavoratore precario sfruttato, attaccata da tutti i fronti e costretta ad inseguire mezzo mondo per una borsa di studio o un assegno di ricerca? Ebbene, sono proprio loro i protagonisti di Phd Comics, la strip di oggi.

Innanzitutto dovete sapere che la sigla phd, altro non è che il nome anglosassone del nostro dottorato, abbreviazione di Philosophiae Doctor, in latino. Con un simpatico gioco di iniziali però, nel nostro caso significa Piled, Higher and Deeper, cioè, in una traduzione un po’ libera, impilato, più altro e più difficile. Probabilmente Jorge Cham, autore della serie, ha scelto queste tre magiche paroline pensando alla sua esperienza di dottorando in ingegneria all’università Californiana di Stanford, teatro delle vicende del suo comic, e riferendosi al lavoro a volte ingrato a volte pigro di questa categoria di aspiranti ricercatori.

Ma veniamo ai quattro protagonisti che compongono l’inossidabile gruppo di Phd Comic.
L’eroe della serie è curiosamente senza nome. Ha due occhialetti da intellettuale, un’aria sempre seria e rassegnata ed affronta le classi di studenti e le sfuriate dei professori con un misto di fatalismo ed incrollabile forza d’animo. Sogna finalmente di portare a termine la sua tesi di dottorato e trova conforto ed apoggio nei suoi indispensabili amici.

Il più indispensabile dei quali è forse Mike Slackenerny. Mike è un genio: è brillante fino ad accecarvi con la sua lucida intelligenza. Il problema è che è probabilmente l’uomo più pigro del pianeta. Forse tutto è troppo facile per lui e nulla vale la pena di un impegno minimamente serio. Mike è quindi una di quelle figure mitologiche che abitano gli atenei per anni ed anni, bivaccando nei corridoi senza mai riuscire a laurearsi, o, in questo caso, a prendere il dottorato.

Cecilia, anche lei ingegnere in via di phd, ha passato una vita a negare di essere una nerd. Ora che ha smesso, la vediamo felice e contenta condurre le sue ricerche complicatissime su oscuri segreti dell’informatica, festeggiare in estasi ogni volta che sconfigge un baco del suo pc e lasciare che tecnologia discutibilmente utile invada senza pietà la sua stanza. Figlia di un grande professore, avrebbe terminato la sua tesi e potrebbe conseguire il dottorato, ma qualcosa nella sua testa le impedisce invariabilmente di terminare gli studi. Saranno gli effetti della montagna di cioccolato che consuma quotidianamente

Quarta ed ultima componente di questo gruppo di giovani accademici è Tajel, l’unica studentessa di materie umanistiche della serie. Comprensiva, disponibile, intelligente, Tajel è sempre in cerca di qualcosa di nuovo per cui protestare, di un motivo per mobilitare i suoi compagni in corteo o una ragione per scuotere le coscienze sopite di studenti oberati di lavoro e preoccupati dagli esami. In bocca al lupo Tajel.

Attraverso questi quattro personaggi che evidentement ama alla follia, Jorge Cham racconta la quotidianità di una condizione molto molto particolare, una sorta di limbo tra l’età adulta del lavoro e quella giovanile dello studio. Il dottorato, se da un lato è il nemico da affrontare tutti i giori, dall’altro è un modo come un altro per rimandare la decisione su cosa si voglia fare da grandi senza rimanere nel frattempo con le mani in mano. Il tutto descritto con la sana e partecipata ironia di chi attraverso questa esperienza ci è passato e sa bene quanta fatica comporti, ma anche quanto tempo lasci all’ozio e alla possibilità di coltivare le proprie passioni, anche quelle più assurde e soprattutto di rimandare, rimandare, rimandare gli impegni, fino a quando non sarà quasi troppo tardi e ci si troverà a rincorrere senza fiato la scadenza di turno.

Cham, che ha iniziato a disegnare e scrivere la serie nel 1997, suo primo anno di phd, ha un umorismo di grande intelligenza e quasi sempre privo di sarcasmo, mai troppo spietato ed in qualche modo sempre compassionevole. I suoi miglioramenti come sdisegnatore sono costanti e notevoli. Dalle semplicissime vignette incerte e bidimensionali degli esordi, si è rapidamente passati ad un uso dei chiaroscuri al computer sempre più consapevole, fino all’odierna sapiente gesione della tavola e, nel 2003, all’invasione del colore.

Questa serie da indaffarati perdigiorno la trovate all’indirizzo www.phdcomics.com, che ovviamente vi consigliamo di visitare al più presto, così come vi suggeriamo di seguirci ancora settimana prossima sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).


Ascolta la puntata :






Bookmarks Puntata 35 - 20 Dicembre 2008



Amici stripparoli bentornati su Bookmarks, la pillolina digestiva a base di web-comic in grado di alleggerirvi lo stomaco persino dai peggiori cenoni ipercalorici. Panettone al mascarpone? Tacchino al tamarindo? Frittura globale totale con lo struzzo di mare? Roba da nulla per noialtri della redazione.

Questa settimana abbiamo voluto fare i ricercati, gli alternativi ed i raffinati, dunque sotto i vostri decoratissimi abeti natalizi non metteremo la solita strip, ma un progettino molto molto particolare, un fumetto per palati fini e da intenditori.

Correva l’anno 2000 quando agli albori del movimento web.comiccaro italiano comparivano in rete dei buffi omini stilizzati, tutti in bianco e nero, disegnati con semplicità quasi infantile. Nelle loro prime strip, aggiornate quotidianamente, litigavano su un cane ed un ombrello. Dov’è il mio ombrello? Dov’è il mio cane? Avevano un buffo senso dell’umorismo, espressioni a metà tra il tragico e l’annoiato, e soprattutto facevano un’incredibile tenerezza.

In quel giorno di otto anni fa, faceva infatti la sua comparsa Acid Street, il primo web-comic di Andrea Ancona, in arte Condre. Una serie, dicevamo, davvero fuori dagli schemi. Tutti noi ogni tanto incappiamo in opere, persone, situazioni che non riusciamo a definire se non con sgradevole vaghezza. Acid street è proprio così, è strana, diversa e spiazzante. Come da titolo, sembra davvero il parto di una mente psichedelica, a cominciare dalla sua apparenza grafica. In un bianco e nero svuotato da ogni fondale, Condre crea e sviluppa un universo di personaggi anonimi e sgangherati, disegnati con studiata noncuranza ed efficace asciuttezza.

I suoi pupazzetti dalla testa d’uovo iniziano la loro avventura in maniera del tutto occasionale. Sulle prime infatti le singole tavole sembrano finalizzate alla battuta indipendente e poco più. Pur legate fra di loro dal sottile filo dei litigi bambineschi dei protagonisti, danno l’impressione di servire soltanto allo sfogo del bizzarro senso comico dell’autore, fatto di assurdità della situazione e freddure dal sapore moooolto inglese. Non si ride a crepapelle, si sorride storto, complice l’atmosfera straniante sia visiva che narrativa.

Poi però succede una cosa strana. Con il proseguire della serie ci si rende conto che ogni sequenza è in qualche modo collegata, attraverso una rete di storie del tutto pretestuose, del tutto vuote di significato, che pure non mollano la presa sul lettore. Come vi abbiamo detto la storia inizia con una scusa idiota, lo smarrimento contemporaneo di un cane e di un ombrello; il bello è che prosegue con una miriade di scuse idiote che si alimentano a vicenda, creando una curiosa e folle progressione geometrica che ha miracolosamente tenuto in piedi la serie fino al 2004, anno della sua conclusione.

Nel frattempo, l’autore, continuando a raccontarci il nulla, ha trovato persino il modo di dare una caratterizzazione precisa ai suoi perosnaggi. Ed ecco allora i litigiosi fratelli dalla testa ovale, il triste omino dalla testa grossa, antipatico a tutti persino ai cactus e ai muri, il saccente pupazzo col cappello ed una moltitudine di comprimari che scompaiono per poi tornare, che se ne vanno per ricomparire alla bisogna, riannodando e sciogliendo le fila dell’esile trama di questo impossibile fumetto.

Lo so, questa volta sono stato confuso ed impreciso, ma percorrendo i sentieri allucinati di Acid Street, non c’è davvero alternativa. Per apprezzarla davvero infatti bisogna perdercisi dentro, dimenticarsi ogni possibile punto di riferimento ed abbandonarsi alla corrente dei suoi mille ruscelli narrativi.

Se avete fede sufficiente per imbarcarvi in questa lettura così atipica, potete trovare il lavoro di Andrea Ancona sul sito acidstreet.splinder.com. Secondo noi, ne vale la pena amici. Così come vale sempre la pena seguirci sulle frequenze Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).


Buone feste psicotrope a tutti voi e, mi raccomando, leggete tante strip.


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Bookmarks Puntata 34 - 13 Dicembre 2008



E’ quasi Natale, amici. Ve ne sarete resi conto dalla neve, dalle nostre città così luminescenti, dalle temperature ure ure, dalla pubblicità del panettone che già non se ne può più. Alcuni di voi se ne saranno accorti anche da quel senso di vago smarrimento malinconico, di cui solitamente soffrono in questo periodo le moltissime persone che non amano i periodi di festa e che non riescono a farsi coinvolgere dallo spirito natalizio.

Ma c’è qualcuno, o sventurati individui accerchiati da babbi natali arrampicatori e renne dal naso rosso, che pensa a voi: la redazione di Bookmarks. La recensione di oggi infatti vi parla di una strip lontana anni luce dal buonismo ad orologeria delle feste, che sicuramente vi scalderà il cuore, spazzando via, con la sua spietata cattiveria, le strofe di Jingle Bells e Silent Night.

E si capisce già dal titolo che Aaron Johnson ha voluto dare alla sua strip: What the duck.
Ok, vorrei tranquillizzare gli anglofoni e spiegare a chi non parla inglese. Ho detto Duck, non fu…ehm. Insomma, se non si è capito, non ho detto quella parolaccia di quattro lettere che inizia per effe. Calmi, è solo un gioco di parole. Duck, ho detto Duck, come Duffy Duck, Donald Duck. Come anatra insomma. Comunque, è chiaro no? What the duck fa il verso ad un’espressione colorita che in inglese suona come da noi suonerebbe l’esclamazione “ma che ca…volo”.

Cosa c’entrano le anatre? Beh, Johnson, per curiosi ed oscuri motivi noti solo a lui, ha scelto questi animaletti come protagonisti della sua strip, per raccontarci le assurdità, le cattiverie, le situazioni del suo lavoro. Visto che Aaron è da molti anni un fotografo professionista, i personaggi di What the duck sono volatili piccoli e tozzi con la loro fida digitale a tracolla, la loro passione per il fotoritocco, le loro difficoltà a trovare un lavoro. Un esercito di anatre-fotografo che si arrabatta tra le sedi delle case editrici, laboratori di fotografia e redazioni di giornali. Da un lato le anatre, o i fotografi, dall’altro gli uomini, cioè il resto del mondo: clienti, datori di lavoro, passanti, vittime innocenti.

In questo curioso ambiente, noi seguiamo da vicino l’esistenza di un particolare individuo dal piumaggio grigio chiaro, dalla bocca tagliente come un rasoio e dai pochi scrupoli. Un cinico bastardo dal sarcasmo facile e con la battuta sempre pronta, disposto a distruggere verbalmente chiunque gli capiti a tiro: dall’assistente sfigato alla modella presuntuosa, dal cliente petulante agli innocenti ed ignari passanti. Cercando ovviamente di guadagnarci qualcosa, di piazzare a qualcuno le proprie fotografie o di farsi pagare per i servizi resi.

In questo contesto Aaron Johnson si muove con grandissima libertà, mettendo le sue notevoli doti di umorista al servizio delle più diverse situazioni comiche. Se ovviamente a volte fa riferimento al mondo della fotografia, raccontando storie famigliari agli appassionati e ai maniaci dello scatto perfetto, di solito si limita a sfruttare la situazione di base per mettere in mostra la sua colossale cattiveria. Il suo forte infatti è quello che un professore di letteratura inglese chiamerebbe witty language, il dialogo sarcastico e spietato, l’insulto velato ed intelligente che mette in ridicolo una persona o un ambiente, a volte per rivelarne le contraddizioni, a volte per il semplice gusto della cattiveria gratuita.

Il che permette alla serie di mantenere un’assoluta semplicità sotto tutti i punti di vista. I personaggi sono tutti anonimi, a partire dal protagonista, e privi di qualunque caratterizzazione grafica. A distinguere il nostro anti eroe dai suoi colleghi è soltanto il colore delle piume. Gli esseri umani che compaiono nella serie, un po’ come gli invisibili adulti dei Peanuts, non mostrano mai il loro volto, di volta in volta tagliato dall’inquadratura bassa della vignetta (ad altezza anatra) o coperto provvidenzialmente dai baloon. Quel che resta sono grasse risate, condite dall’inconfondibile tocco di malignità che tanto ci piace in questa serie.

E non soltanto a noi, a quanto pare, visto che da qualche settimana, oltre che sul sito ufficiale www.whattheduck.net, la strip di Aaron Johnson la trovate anche sul portale fumettistico www.comicus.it, dove ha preso il posto di Lycurgus, web comici di cui vi parlammo l’anno scorso, grazie alle traduzioni e gli adattamenti di Frank was here e alla collaborazione di AlienPress, lodevole editrice di fumetti on-line.

E’ tutto? Ebbene sì, abbiamo finito. Vi rinnoviamo come sempre l’invito a seguirci settimana prossima sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Ricordatevi che a Natale siamo tutti più malvagi e leggete tante strip.


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Bookmarks Puntata 33 - 6 Dicembre 2008



Bentornati su Bookmarks, diletti ascoltatori.
Settimana scorsa siamo entrati con la furia di un bisonte nel mondo dei giochi di ruolo, parlandovi di Deficients and Dragons, la strip di Emanuele Tonini. Oggi, tenendo fede alla promessa di sette giorni fa, ci addentriamo ancor più a fondo in quest’universo fantasy fatto di avventurieri, classi di personaggi, statistiche, valori di combattimento e dadi quasi sempre sfigatissimi. Prendeteci la mano e stateci vicini.

Esiste, tra le brume paludose dell’Ovest, una tenebrosa fortezza, un tempo apprtenuta ad un grande e saggio mago. Scende sotto la superficie per un imprecisato numero di piani, ed ospita una grande quantità di insidie. Da tempo però è oltretutto infestato da mostri malvagi al servizio di un potente scheletrico stregone di nome Xykon, centenaria minaccia alla pace del mondo. Ma un pugno di uomini e donne, anche se non tutti sono umani e non di tutti è chiaro il sesso, si è riunito coraggiosamente per combattere il non morto negromante. Hanno gambe e braccia a stecco, hanno testone rotonde ed espressioni stereotipiche, si muovono in un universo disegnato con grande precisione e semplicità, ed insieme sono The order of the stick, l’ordine del bastoncino, titolo della geniale, splendida, meravigliosa serie che stiamo per raccontarvi.

Roy Greenhilt è il capo. Guerriero temprato da millanta battaglie, guidato dal suo senso del dovere e dal giuramento incompiuto del padre ormai morto, alla vendetta contro il malvagio Xykon. Con in pungo la spada di famiglia guida i suoi compagni con coraggio e con alterna saggezza.

Suo braccio destro è Haley Starshine, figlia dell’ex capo della gilda dei ladri di Greysky. Pragmatica ed abile, si lascia distrarre dal suo giusto cammino di giustizia soltanto dalla sua passione per l’oro ed i preziosi in generale…o è il contrario?

Beh, che importa, quando a ricondurla sulla giusta via c’è Durkon, il nano sacerdote del dio Thor, talmente buono ed onorevole, ma talmente buono ed onorevole che…che la gente della sua razza l’ha cacciato via dalla comunità, ed ora viaggia con Roy in cerca di qualche malvagio da punire.

Il cammino dell’elfo, o dell’elfa…bah, chi ci capisce con questi orecchi a punta? Insomma, il cammino di Vaarsuvius, è invece sulla via della conoscenza, della scoperta dei segreti dell’universo e della padronanza assoluta della magia che lo tiene insieme. Terribilmente permalosa e vendicativa.

Quindi, se non volete farvi arrostire le chiappe, non provocatela come fa Belkar, l’halfling. Cos’è un Halfling? Un hobbit praticamente. Solo che Belkar non va in giro lamentandosi del suo destino crudele, con un servitore armato di padella. No, Belkar viaggia con l’Ordine per sete di sangue. In pratica è un serial killer allucinato e vizioso, un infido e pericolosissimo omicida lunatico.

E poi c’è Elan. Elan è un bardo. Sapete cosa fanno i bardi? Cantano. E parlano. Parlano tantissimo i bardi. Quelli idioti poi, di solito rovinano ottimi piani ed esasperano i loro leader. Sono sicuro che vi starete chiedendo se Elan è un idiota.

Beh, lo lascerò scoprire a voi perché The Order of the Stick, seppure sia una lettura a volte un po’ tecnica e settoriale in alcuni punti, è assolutamente irrinunciabile. Rich Burlew infatti è un narratore ed un umorista con i fiocchi. Volete una prova? Vi daremo un indizio. The start of Darkness, il primo dei volumi in cui la serie è stata raccolta nel Regno Unito, tra molti premi vinti come web-comic, è arrivato secondo nella categoria “miglior graphic novel” degli inglesi Eagle Awards. Sapete chi ha vinto? Alan Moore.

Ebbene amici esco allo scoperto: secondo me Rich Burlew è un genio. Con i suoi coloratissimi stickman, ha saputo creare un miracoloso universo che tiene insieme l’atmosfera epica del fantasy e la comicità slapstick, una storia solida, appassionante e senza intoppi e la burla satirica sulle regole del suo gioco di ruolo preferito. E qui casca un po’ l’asino del tecnicismo di questa serie. I personaggi infatti sono perfettamente consapevoli di come funziona la loro esistenza. Parlano senza ritegno di punteggi di forza e di saggezza o di punti esperienza da accumulare, costruendoci sopra chiuse comiche splendide, ma forse oscure a chi non sia della cricca dei giochi di ruolo.

C’è da dire però che questa caratteristica, endemica nelle prime fasi del fumetto, si fa sentire sempre meno, lasciando più spazio all’intreccio e ad una comicità accessibile. La qualità migliore di Burlew è infatti forse l’abilità nel caratterizzare i suoi personaggi e far interagire le loro personalità per metterle in ridicolo. Se i gamers vi riconosceranno i luoghi comuni del loro gioco preferito, ai nuovi arrivati non fregherà assolutamente nulla, perché il valore di questa caratterizzazione è lì intatto, offerto a chiunque ne voglia godere.

Armatevi di un minimo di coraggio, amici, perché a mio avviso vale proprio la pena di affrontare qualche difficoltà di lettura per quella che è attualmente la migliore strip comica che possiate trovare in rete. Dove? Sul sito www.giantitp.com , nella sezione comics, assieme ad un altro lavoro di cui forse vi parleremo in futuro. Noi invece siamo sempre sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).


Alla prossima, eroici ascoltatori. Leggete tante strip.


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Bookmarks Puntata 32 - 29 Novembre 2008



Cari amici di Bookmarks, da anni sono tornati in auge la fantasia, l’evasione, il fantastico. Da Harry Potter al Signore degli anelli, da Eragon alle cronache di Narnia, nei cinemi sulla carta stampata, è tutto un fiorire di luoghi meravigliosi, creature fatate, magia, eroi, eroismi, magismi, fate turchesi, esseri esofari di altri pianeti che paiono sorci, ma non sono sorci. E di preciso non lo so cosa sono. Si tratta di mondi sognati e sognanti, desideri di bimbi che un giorno combatteranno contro i draghi, le streghe e i presidenti del consiglio.

Nel letto di questo fiume si cala con tutte le scarpe una web-strip in cui siamo incappati a Luccacomics, alla presenza del suo inconsapevole autore. Manu infatti non ci ha visti trafugare (per poi pagarla, sia chiaro) una copia del suo Deficients and Dragons.

A tutti i giocatori di ruolo all’ascolto questo titolo avrà già fatto scampanellare le orecchie. L’ispirazione a Dungeons and Dragons, il capostipite dei giochi di ruolo, creato negli anni sessanta dal recentemente scomparso Gary Gygax, è evidente. Altrettanto evidente è la parodia contenuta in quel “Deficients”, spietatamente riferito agli sgangherati personaggi della serie.

Il gruppo dei più o meno coraggiosi avventurieri è ampio e variabile, ma ruota attorno a quattro personaggi fissi che ne costituiscono l’ossatura principale, ognuno con un suo proprio modo ed un personale motivo per essere definito un deficiente, come da copione.

Akkacielle è il ladro del gruppo. Un personaggio furtivo, abile, esperto di trappole e di marchingegni, capace di guidare i suoi compagni nelle buie e tetre stanze di prigioni millenarie e castelli in rovina. Bravo è bravo, per carità, solo che dovrebbe fare qualcosa contro la sfiga infallibile che lo perseguita.

Suo compagno di vecchia data è Diossina, un baffuto mago che ha ben poco dell’austera figura che il suo ruolo dovrebbe imporgli. Distratto e pasticcione, mette in allarme i propri compagni ad ogni mistico gesto della sua mano, ed i suoi incantesimi hanno esiti imprevedibili.

Luppolo il Nano è un tipo simpatico, basta non farlo arrabbiare. Peccato che abbia una miccia corta corta e l’abitudine di risolvere i problemi solo ed esclusivamente a mazzate, fossero anche problemi di matematica.

A guidarli verso la luce della gloria nella crociata contro le forze del male c’è Sir Roderick, un puro, un buono, un eroe, un cuore nobile, un indomito campione del bene…uno scassapalle allucinante insomma, che trascina i suoi compagni nei peggio pericoli, seguendo la sua onorevole bandiera, anche quando loro farebbero più che volentieri a meno di rischiare il collo per l’ennesima volta.

Insieme a loro può capitare di trovare il vanitoso elfo Soldiesis, la bella sacerdotessa Petula, di sani principi e dall’elasticità mentale molto ridotta, il colossale barbaro Kraag e molti altri tra amici e nemici. Il mondo di Deficients and Dragons è infatti costantemente in crescita. Da quando Emanuele Tonini, vero nome dell’autore, ha iniziato un anno fa, molta acqua è passata sotto i ponti per i suoi personaggi, ed il nucleo iniziale è andato arricchendosi sempre più lungo la via.

Manu infatti si getta a capofitto nella narrazione di ampio respiro, portandola avanti di tavola in tavola con coerenza e continuità, e soprattutto senza farsi imprigionare dalla logica del fumetto umoristico: se alla fine della strip scatta la battuta, bene, altrimenti si può tranquillamente far attendere i lettori vogliosi di risate sino al prossimo aggiornamento del sito, ed intanto far procedere la storia.

Il suo stile di disegno poi è davvero quanto di più adeguato al tema: molto cartoonesco e pulito, coniuga la caricatura della componente comica al dinamismo di un fumetto d’avventura, e si adatta di volta in volta ai bisogni narrativi.

Questa web-strip piacevolmente leggera e divertita la trovate sul sito www.deficientsanddragons.com e sul volumetto di fresca stampa “Avventura al castello”, edito da Shockdom. Ve li consigliamo entrambi fugando i vostri possibili dubbi: non preoccupatevi, per capire le battute non c’è bisogno di aver passato la vita sui giochi di ruolo, ad imprecare contro dadi dalle molte facce.

Ricordandovi che le nostre puntate sono tutte sul sito ztrudel.blogspot.com, vi diamo appuntamento a settimana prossima con un fumetto che rimarrà in tema, andando un po’ più sul tecnico, cioè lo splendido Order of the Stick.


Come sempre noi torniamo sia su queste pagine che sulle frequenze del Garage Ermetico (su Radio Kairos sabato dalle 13 alle 14 e su Radio Sherwood la domenica, in ritardo di una puntata, dalle 13 alle 14).

Buona avventura a tutti e leggete tante strip.




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